DI VINCENZO G. PALIOTTI
Poche parole ci ha lasciato Giancarlo Siani, caduto a soli 26 anni sotto i colpi della camorra.
Parole che risuonano come un monito per chi fa spregio della professione di giornalista, non come egli riteneva una nobile missione, non per informare come un dovere, ma un mezzo per influenzare l’opinione pubblica ed indirizzarla verso i loro padroni, da veri servi prezzolati e non liberi ricercatori della verità, quella verità che spesso è distorta, nascosta per raggiungere ogni sorta di scopo: politico, economico, sociale, ce ne sono purtroppo tanti, troppi.
Queste parole sono rimaste come il testamento morale di Giancarlo Siani: “La criminalità, la corruzione non si combattono solo con i carabinieri. Le persone per scegliere devono sapere, devono conoscere i fatti”.
Poche parole, quindi, semplici ma che dicono tutto, che ricordano a chi abbraccia questa professione-missione di “informare”, quali sono i loro doveri ed indicano a noi, cittadini comuni, i nostri doveri. E’ un obbligo per tutti meditare su questa frase se si vuole onorare veramente, sinceramente la sua memoria ed il suo sacrificio per lottare contro l’illegalità e tutto ciò che nuoce alla società civile.