26 ANNI FA, A SOLI 33 ANNI, MORIVA MOANA POZZI

DI EMILIANO RUBBI

Figlia di un ricercatore in ambito nucleare, colta, poliglotta, pornodiva.

Moana era quella che sparigliava le carte in tavola: l’Italia non aveva mai visto una donna molto intelligente, che aveva studiato, consapevole e “di buona famiglia” che, per libera scelta, decideva di entrare a gamba tesa in un mondo storicamente considerato maschilista e “degradante” come quello del porno.

Nessuno era preparato all’idea che una pornoattrice potesse essere qualcosa di diverso da un oggetto del desiderio.

Perché non è solo quello che fai, che ti qualifica, ma anche il “come” e il “perché” lo fai.
È la consapevolezza che cambia tutto, come sempre.
È la consapevolezza che ribalta il ruolo di “oggetto del desiderio” in quello di “soggetto” attivo, libero, pensante.

E oggi, a 26 anni dalla sua morte, mi piace ricordare una giovane donna che ci aveva mostrato che la sessualità esibita, l’erotismo, anche la pornografia, non sono affatto sinonimi di un percorso di “oggettificazione”.

Moana era femminista.
Anche se non a tutti fa piacere capirlo.