DI CARMELO SARDO
Oggi in Italia, un po’ dovunque, una bella giornata di sole. A Roma quasi primaverile. Sembravamo fino all’altro ieri in pieno inverno. Voi direte: embè? E’ normale no? Sì, ma lo puntualizzo solo per commentare i numeri di oggi del bollettino coronaVirus: ben 2548 nuovi casi in 24 ore e la stagione influenzale non è ancora cominciata. Un numero così alto non si registrava da aprile, in pieno lockdown. I morti sono stati 24. E il guaio è che aumenta costantemente il numero dei ricoverati sia nei reparti comuni che nelle terapie intensive. E sappiamo bene che l’emergenza è proprio quella: di non appesantire la sanità. Se al primo ottobre siamo messi così, è drammaticamente logico prevedere scenari peggiori in pieno inverno. Non si parla per fortuna di fermare il paese, ma ci sono regioni che pensano a misure rigide come l’uso delle mascherine dovunque, anche all’aperto, perché, ricordiamolo, proteggono anche dal virus stagionale. E gli esperti, in attesa di un vaccino anticovid, raccomandano di fare quello contro l’influenza, e di non affrettarsi che c’è tempo fino a dicembre, ammesso che ci siano le scorte per tutti. In uno scenario così, con i nostri figli a scuola con i rischi che corrono, balbetta il mondo del calcio: 16 positivi nel Genoa consigliano il rinvio della partita con il Torino prevista per sabato. Per sapere se si giocherà Juve-Napoli si aspettano i secondi tamponi dei giocatori partenopei perché hanno affrontato il Genoa nell’ultimo turno. Nel frattempo si stabilisce che una partita salta se in una squadra vi siano 10 positivi. E niente. Il pallone deve andare avanti, e c’è chi auspica di aprire gli stadi al 25% della capienza: significherebbe ventimila persone all’Olimpico di Roma e altrettante a san Siro a Milano. Così, scrivo questo giusto per tenerci aggiornati. Fate voi.