DI CRISTINA PEROZZI
“Gli omosessuali hanno il diritto di far parte di una famiglia.
Sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia”
Le parole di papa Francesco nel documentario presentato al Festival di Roma.
E bastata questa breve dichiarazione e sono partiti gli integralisti et similia:
– Fa politica,
– È un anticristo
– Vuole le unioni civili per i gay ( Sveglia! Esiste la Legge Cirinnà da anni, grazie a Dio! ).
– Nella Bibbia gli omosessuali vengono buttati dalla rupe, anzi no, appesi ad un palo per gli attributi, anzi no, bruciati come accade alle zucchine nell’unico momento in cui rispondi al cellulare ad una cliente e subito torni in cucina
Ma SE i grandi teologi odierni – che ieri erano giuristi e l’altro ieri epidemiologi – si fossero minimamente informati prima di aprire le cataratte della superficialità…
Il Papa arriva nel giorno in cui la Corte Costituzionale è stata richiesta di esprimersi dal Tribunale di Venezia in merito a due donne unite civilmente che volevano entrambe essere iscritte all’anagrafe come mamme del piccolo partorito ovviamente da una sola e con procreazione assistita.
La Consulta si era pronunciata proprio sulla stessa linea di Papa Francesco – che dunque a questo si riferiva rispondendo ad una coppia gay con figli – ovvero che:
“serve una legge per i figli di due mamme (o due papà)”.
Aveva dichiarato quindi inammissibile il ricorso del tribunale di Venezia.
Ma bisogna essere onesti fino in fondo.
La coppia aveva due alternative: ricorreva al tribunale per i minori per ottenere l’adozione del piccolo ( cd.Step Child Adoption), oppure promuoveva una causa ( a mio modesto e inutile parere giuridicamente sbagliata) chiedendo appunto al giudice civile di ordinare all’Ufficio anagrafe la rettifica dell’atto di nascita, inserendo il nome di entrambe le donne.
A questa seconda scelta processuale, il tribunale di Venezia infatti aveva deciso di rimettere nelle mani della Consulta i dubbi di legittimità della legge Cirinnà che riconosce le coppie di fatto, ma non regolamenta l’iscrizione anagrafica dei piccoli nati da queste unioni.
La legge sulle unioni civili secondo il Tribunale di Venezia non «realizza il diritto fondamentale alla genitorialità dell’individuo» previsto dall’articolo 2 della Costituzione.
Diritto – scrivono i giudici veneziani – «inteso come aspirazione giuridicamente qualificata a mettere al mondo e crescere dei figli, avendo costituito un legame di coppia formalizzato».
Mercoledì però la Corte si è espressa – esattamente come il Papa – ed ha dichiarato «inammissibile» il quesito, perchè «Il riconoscimento dello status di genitore alla cosiddetta madre intenzionale – all’interno di un rapporto tra due donne unite civilmente – comporta una scelta di così alta discrezionalità da essere riservata al legislatore, quale interprete del sentire della collettività nazionale».
Manca la legge ad hoc dunque.
Tutto sbagliato, tutto da rifare.
Il aparlamento dovrebbe infatti fissare nuove regole «tenendo conto degli orientamenti maggiormente diffusi nel tessuto sociale in un determinato momento storico».
Ma sempre e solo secondo me è errata proprio la scelta processuale fatta dalla coppia veneziana e dai Colleghi, proprio perché NON c’è allo stato una legge in base alla quale chiedere iscrizione anagrafica come genitore acquisito della o del compagno unito civilmente con quello biologico.
Non comprendo perché non si è proceduto con la cd Step Child Adoption, ossia l’adozione del minore da parte del coniuge gay.
Nelle Marche è già stato – orgogliosamente- ottenuto per la prima volta davanti al Tribunale per i Minorenni di Ancona, che ha richiamato l’orientamento delle sezioni unite della Cassazione e della Corte UE dei diritti umani.
Se invece non vi piace l’idea che due gay possano crescere un bambino insieme, è altra cosa e dipende da voi, non da Papa Francesco nè da Dio, che sinceramente di questi tempi lo immagino occupato in ben altre problematiche.
E considerato che l’istituzione famiglia tradizionale oggi è fra i più conclamati fallimenti sociali odierni…
qualche dubbio me lo farei venire.