DI VIRGINIA MURRU
Tra due giorni, il 16 dicembre, è in scadenza il versamento del saldo Imu 2020, per gran parte dei contribuenti, e da quest’anno, come previsto nella legge di Bilancio (Legge N. 160-2019), ci sarà l’accorpamento dell’imposta Tasi.
Si stima che saranno versati 9,9 miliardi di euro, il cui gettito complessivo per il 2020 sarà di 19,9 miliardi. Da considerare nel gettito l’abolizione delle rate Imu concernente gli immobili strumentali alla produzione, inseriti nei diversi Decreti approvati nel corso dell’anno, e diretti al contrasto della pandemia e al suo impatto nell’economia del Paese.
Il saldo dell’imposta riguarderà circa 25 milioni di proprietari di immobili, diversi dall’abitazione principale, dei quali il 41% è rappresentato da lavoratori dipendenti e pensionati.
Il costo medio complessivo su una cosiddetta seconda casa, ubicata in un capoluogo di provincia, come spiega anche la Segretaria Confederale UIL, Ivana Veronese, sarà in media di 1.070 euro, metà da versare come acconto entro il 16 giugno e il saldo entro il 16 dicembre, tra due giorni, appunto.
Si tratta di un’elaborazione del Rapporto Imu effettuato dal Servizio Uil Lavoro, com’è spiegato nel portale della Confederazione.
Per le abitazioni di lusso, ritenute prima casa, quali ville e castelli, ubicate sempre in capoluoghi di provincia, il costo medio invece è di 2.610 euro, da versare in due tranche, tra giugno e dicembre. Nelle grandi città le imposte sulle abitazioni di lusso (prima casa), possono raggiungere anche i 6mila euro.
I proprietari di una ‘seconda pertinenza’, della medesima categoria catastale rispetto a quella principale, come cantine e garage, dovranno versare l’imposta con l’aliquota relativa alla seconda casa: costo medio annuo di 56 euro, e possono raggiungere punte di 110 euro annui.
Sempre secondo le spiegazioni della Segretaria Uil, la media dell’aliquota applicata per le seconde case, tra Imu e Tasi, è del 10,5 per mille; in tanti Comuni (si tratta di 480 Municipi, dei quali 18 città capoluogo), resta in vigore la ‘ex addizionale Tasi’, fino ad un massimo dello 0,8 per mille. Tale aliquota era stata introdotta negli anni precedenti per le detrazioni relative alle abitazioni principali, portando così l’aliquota nei Comuni interessati all’11,4 per mille.
Il costo dell’Imu per le seconde case nelle città capoluogo, secondo il rapporto Uil, raggiunge il costo massimo a Roma, con 2.064 euro medi, a Milano il costo è leggermente inferiore, così come nelle altre grandi città.
Stesse considerazioni per il costo concernente le seconde pertinenze delle abitazioni principali nelle città capoluogo. Roma registra quello più elevato, leggermente inferiore nelle altre grandi città.
In 18 città capoluogo è in vigore la ex addizionale Tasi, e pertanto in questi Comuni le aliquote vanno oltre quella massima dell’Imu, ossia il 10,6 per mille.
In 10 città le aliquote risultano sotto la soglia massima, si tratta di Como, Gorizia, Udine, Pordenone e Belluno.
Il rapporto della Uil si conclude con alcune importanti considerazioni. La tassazione degli immobili è diventato un tema molto dibattuto ultimamente, non di rado al centro del confronto politico.
E’ opinione dei sindacati in generale, che le modifiche riguardanti l’Imu, debbano essere apportate in modo organico, seguendo una strada già aperta da qualche anno, ossia quella del federalismo fiscale, che dovrebbe trovare una più ampia disciplina nella riforma fiscale, così tanto auspicata.
Necessaria anche una riforma del Catasto, in maniera che la tassazione degli immobili risulti più equa, anche questi interventi sono stati più volte sollecitati, ma dopo decenni ancora non ci sono stati provvedimenti adeguati.
L’ultima revisione degli estimi catastali, infatti, risale al 1989, ed aveva tenuto conto dei valori catastali iniqui, non corrispondenti al reale valore degli immobili.
“E’ ovvio – precisa la Segretaria della Uil, Ivana Veronese, che il processo delle riforme in questo ambito non dovranno implicare maggiori prelievi, ma partire da principi di equità, ossia una ripartizione più giusta del prelievo fiscale sugli immobili di pertinenza. E questo non significa escludere i processi di identificazione e lotta all’evasione fiscale sulla tassazione immobiliare, dato che questo comporta per l’erario uno storno di gettito pari ad oltre 1 miliardo di euro.”