POLITICA È SAPER IMMAGINARE IL FUTURO

DI EMILIANO RUBBI

Certamente vi sarete accorti tutti della nuova, a tratti grottesca, ondata agiografica che sta investendo il Presidente del Consiglio in pectore.

Si passa dalle metafore calcistiche (“Ronaldo” per il leghista Giorgetti, “Baggio” per Renzi) alle approfonditissime interviste al “pasticcere di fiducia” di Draghi, passando per la “scoperta delle origini” dei suoi trisavoli materni, fino ad arrivare agli aneddoti sul simpaticissimo “baby Mario” che lanciava i cannoli addosso agli amici, ma era già un prodigio delle Scienze.

Una cosa che farebbe anche sorridere, se non fosse sintomatica di un atavico difetto del nostro Paese: la ricerca spasmodica “dell’uomo forte”.

Siamo rimasti, politicamente parlando, ad uno stadio poco meno che adolescenziale, convinti che, se le cose negli ultimi anni non hanno funzionato e l’Italia si vada barcamenando tra una crisi e, nella migliore delle ipotesi, una stagnazione, la colpa sia dei “politici che rubano” o dei “cattivi amministratori”.
Non ci passa mai per la testa che quello che manca, in realtà, sono le idee.

Manca una linea di pensiero che immagini un futuro e che abbia in mente il modo di perseguirlo.
Le attuali forze politiche, questa “linea di pensiero” non ce l’hanno. Nessuna.
Si passa da quelli che propongono un ridicolo e impossibile ritorno al passato a quelli che si limitano ad amministrare il presente.

Ecco, in tutto questo, in mancanza di un orizzonte politico, gli italiani immaginano che basti “uno bravo”, “uno capace a fare i conti” per risolvere il problema.
Probabilmente per via della nostra storia, che solitamente procede per periodi storici monopolizzati ogni volta da un diverso personaggio da operetta che si propone come “salvatore della Patria”.

Avevamo creduto a Mussolini che ci raccontava che saremmo stati il nuovo Impero Romano, a Berlusconi che prometteva un “nuovo miracolo italiano”, a Renzi che proponeva la stessa cosa di Berlusconi, ma senza la figa, a Grillo che ci aveva convinto che il vero problema fossero i politici ladri e non gli incompetenti, fino ad arrivare a Salvini che, in pratica, propone ogni giorno qualcosa di diverso, a seconda di come borbotta la pancia dell’elettorato più becero.

E adesso stiamo qui, sperando come tanti bambini che basti “l’uomo giusto” per rimettere tutto a posto, che non serva una classe politica, che non ci sia bisogno di orizzonti.
Che la politica possa essere sostituita dall’amministrazione.

Ma finché non cresceremo noi, come Paese, come elettorato, come consapevolezza, le cose non cambieranno.
Non sono i singoli uomini a cambiare la Storia: sono le idee, gli ideali.
La capacità di immaginare un futuro possibile.
Quella che manca alla politica attuale.

Quando capiremo questo, finalmente, forse potremo davvero ricominciare a crescere. In tutti i sensi.