DI ANTONELLA PAVASILI
Ma davvero, senza ironia, senza sarcasmo, senza eccessi mielosi.
Mai, nessun Presidente del Consiglio sarà come Giuseppe Conte.
Per tante ragioni.
Conte si affacciato alla politica senza essersi mai sporcato con il fango della politica stessa.
Non ha assorbito i veleni delle campagne elettorali, non se ne è cibato.
Non ha combattuto sul campo, non si è sporcato le mani o il vestito del sangue di chi invece nell’arena ci è sceso.
Di chi per un ideale non si risparmia e prende schiaffi e ferite.
Questo “sporco” lavoro lo hanno fatto altri per lui.
Lo hanno fatto Di Maio, Di Battista, Grillo e le sua scatoletta di tonno e milioni di cittadini che hanno creduto ad un sogno.
Ma lui no.
Lui ha capitalizzato questa fatica con classe, con garbo, con stile.
Con il favore del caso soprattutto.
Quel disgraziato caso che si chiama Covid, che lo ha fatto accomodare nelle nostre case nelle angoscianti dirette dei giorni peggiori.
E lui ci è saputo entrare nelle nostre case.
È stato educato, rassicurante, quasi paterno.
L’Italia sconvolta e terrorizzata dal virus si è aggrappata disperatamente alla sua voce gutturale, ai suoi toni pacati, allo sguardo morbido ed empatico.
Conte era un’ancora, una speranza.
L’Italia disperata aveva bisogno di credergli, di sentirsi protetta.
E lui ci è riuscito a consolarla, a rassicurarla.
Col suo vestito pulito, con le mani intonse di chi la guerra non l’aveva fatta, ma l’aveva solo vinta.
Col miele della vittoria ma senza il fiele della battaglia.
Ma poi è diventato scomodo.
Per tanti, per troppi.
Per tutti oserei dire, quantomeno a giudicare dalla composizione del nuovo governo.
Ed è cominciata una storia nuova.
Che potrebbe anche vederlo vincere ancora, ma che dovrà combattere.
E magari sporcarsi la giacca e ingoiare un po’ di veleno.
Una storia nuova.
Che probabilmente lui scriverà in buona parte.
Perché un fatto è certo.
Al di là delle contingenze e del caso, il Presidente Conte ha interpretato il bisogno di tanta Italia.
Quell’Italia che vuole gente seria, che non sopporta più chi urla a più non posso parole spesso prive di contenuto.
Quell’Italia sentimentale, genuina, romantica, sognatrice che oggi, vedendolo uscire da palazzo Chigi, tra gli applausi fragorosi ed assolutamente inediti dei dipendenti, non ha saputo ne voluto trattenere lacrime di commozione.
Perché Conte oggi è stato più che mai quello che gli italiani vogliono.
Un Uomo di stile, perbene.
Arrivederci Presidente…come lei non c’è nessuno…