DI MASSIMO RIBAUDO
Il Pd e il M5s si trovano a dover dare un contenuto ai loro contenitori elettorali. Che ci mettiamo nel Pd e nel M5s?
DI concreto, dico.
Non “lavoro, giovani, scuola”, non onestahhh, per favore. Cose serie, concrete, tangibili.
Cose che offrano opportunità autentiche e qualche euro in più nel portafoglio di chi ce l’ha spesso vuoto.
Basta con l’idealismo ottocentesco. Non esistono “Il lavoro”, “la scuola”. Esistono i lavoratori, i disoccupati, gli studenti. E non sono tutti uguali. Studiare e lavorare sulla complessità.
Gli slogan si lasciano a Renzi, Salvini e Meloni.
Forse un giorno gli italiani capiranno che gli slogan e le slide sono prese per il culo.
Da un certo punto di vista siamo all’anno zero e la reggenza di Draghi potrebbe essere utile ad aver tempo di lavorare bene all’interno delle due formazioni politiche.
Bisogna dare fiducia a due soggetti.
Nicola Zingaretti e Giuseppe Conte.
Il primo ha ottenuto buoni risultati nella sua Regione, e come alleato di governo non ha mai gridato, fatto scandali, mistificato.
Il secondo ha retto una barca dove, se si scorporano i dati anomali della Lombardia nella prima ondata, troviamo le stesse falle e gli stessi successi di altri paesi europei che hanno copiato da noi. Si veda anche l’osannata Germania.
Conteranno moltissimo le percezioni dei rispettivi elettorati e quindi la comunicazione di Pd e Cinquestelle. Concorrere ancora tra loro, fare i galli nel pollaio, tendere alla mortificazione dell’altro, sarebbe letale.
Le litigiosità saranno fortemente punite dal voto.
Conte e Zingaretti, buon lavoro.