DI CRISTIANO TASSINARI
Nel referendum di domenica, il divieto alla copertura del viso ha ottenuto il successo, ma solo con il 51,2% dei voti, molto al di sotto delle previsioni.
Mentre coloro che sono d’accordo con il divieto al burka e al niqab sostengono che è una questione di salvaguardia della cultura elvetica, quelli contrari lo hanno bollato come divieto islamofobico e sessista.
Il referendum è stato promosso dalla destra conservatrice svizzera, che aveva già proposto con successo una consultazione popolare, nel 2009, per evitare la costruzione di minareti.
Un dibattito europeo
Anche se pochissime donne in Svizzera, in realtà, indossano il velo integrale e molte di quelle che si vedono per strada sono spesso turiste, il voto al referendum ha alimentato molti dibattiti e segue simili divieti in altri paesi europei: Francia, Belgio e Austria.
“Una legge che riguarda trenta donne”
Interviene Isabelle Pasquier-Eichengerger, rappresentante dei Verdi al Consiglio nazionale:
” In Svizzera, abbiamo la fortuna di poter proporre nuove leggi e farle scrivere nella costituzione, ma questo dovrebbe essere fatto solo per le cose per cui vale la pena. Qui stiamo votando una legge che riguarda forse trenta donne. Questo è veramente un uso demagogico di questo diritto democratico ed è in questo senso che lo denunciamo. Questo uso sbagliato di un diritto è un mezzo per ostracizzare una comunità che è estremamente ben integrata qui in Svizzera”.
I musulmani protestano, il governo trema (per il turismo)
I gruppi musulmani della Svizzera hanno condannato il risultato del referendum e hanno promesso di contestarlo, anche pubblicamente.
Il governo svizzero si era schierato per il No, cioè per la non messa al bando del burqa nei luoghi pubblici, soprattutto temendo che il divieto possa penalizzare la Svizzera nei confronti del ricco turismo dei paesi mediorientali.
Da euronews