LUANA E GLI ALTRI, MORIRE PER VIVERE

DI CLAUDIA SABA

Basta parlare di Luana e di ogni
particolare riguardante la sua vita.
Luana aveva 22 anni ed ha trovato la morte sul luogo di lavoro, stritolata dalle macchine di un’azienda tessile vicino a Prato.
Perché i “padroni” non hanno pensato alla sua sicurezza.
Come fanno tutti i “padroni” delle tante fabbriche dislocate in Italia.
“Padroni” che devono monetizzare e per monetizzare hanno bisogno di risparmiare tempo, e risparmiare tempo vuol dire eliminare quei maledetti dispositivi che invece i tempi, li allungano.
Ci voleva la morte di Luana, per scoprire che in Italia ancora oggi si muore di lavoro.
Ma di lavoro si moriva anche ieri, l’altro ieri, si muore ogni giorno.
Sono almeno due le persone che muoiono ogni giorno di lavoro in Italia.
Lo scorso anno i lavoratori morti sono stati oltre 2000.

Morti dovute troppo spesso alla mancanza delle misure di sicurezza, come hanno denunciato i sindacati.
Il 29 aprile scorso una trave aveva ceduto nel deposito Amazon di Alessandria investendo sei persone causando un morto e cinque feriti. Nello stesso giorno nel porto di Taranto aveva perso la vita un gruista di 49 anni, precipitato sulla banchina, mentre a Montebelluna (Treviso) un operaio di 23 anni era stato investito da un’impalcatura, morendo sul colpo.
Tre morti in un solo giorno.
È il momento di intervenire con controlli più rigidi nelle aziende.
Perché nel 2021 è inammissibile, dover morire per vivere.