Da REDAZIONE
C’è questa notizia del suicidio di un diciottenne, Matteo, a Bassano del Grappa, che non può passare senza essere pensata.
Come si fa a essere bello, popolare, impegnato, intelligente e amante della letteratura, con due genitori attenti e istruiti e decidere di farla finita con tanta freddezza? Con tanta leggerezza, si può dire.
Avvelenarsi online, con un sito pro-suicida sullo schermo e con gente in contatto che ti dice “addio cucciolo”.
Un giorno gli storici dovranno affrontare questo puzzle assurdo che è il presente. Cercando di vederci delle figure intere che noi che ci siamo dentro, noi che siamo le tessere del mosaico, non riusciamo a vedere del tutto.
Tutto questo sfarfallìo. Questo luccicume. Questi bicipiti. Queste teste. Questi sorrisi. Queste felicità. Questi rossetti. Questi tatuaggi. Questi sfondi magnifici. Queste emozioni incredibili. Questi sentimenti pazzeschi.
“Non datevi colpe, siete stati bravissimi. Io ho dissimulato molto bene”, ha scritto Matteo ai suoi. Teniamolo a mente: “ho dissimulato molto bene”.
Se è vero che l’animo umano nella storia si esprime in forme sempre cangianti, il suo fondo resta lo stesso, come ci dicono una poesia di Ovidio o una di Baudelaire (che lui amava tanto) scritte a distanza di secoli o millenni.
Allora: il presente ha forse qualcosa del barocco, che per qualcuno è stato una sublime esorcizzazione, vale a dire una dissimulazione, della morte. Una dissimulazione che è diventata oggi di massa.
C’è, come lì, una esagerazione, una mancanza di pudore, una vitalità talmente esibita da sembrare irreale. O, appunto, mortale.
Era irreale la bellezza di Matteo? La sua popolarità? La sua giovinezza? La sua magnifica famiglia?
Era davvero tutto così uguale alla morte?
“Era diventato un nichilista – ha detto il papà – per lui la vita e la morte erano la stessa cosa”.
Impossibile ricavare morali prêt-à-porter da questa storia, naturalmente. Perché, allo stesso modo, si potrebbe argomentare sulla follia del gesto estremo anziché sulla sua coerenza. Notiamo però che poco tempo prima altri due ragazzi han fatto la stessa cosa.
Noi abitanti di questo presente siamo costretti a pensare in forme ancora (forse per sempre) confuse, muoverci con le nostre povere idee a tentoni, nel buio. Ma non per questo dobbiamo, mai, smettere di farlo e cercare la luce, invece, per quanto effimera.
Di Marco Marra