SPIONAGGIO INTERNAZIONALE, “PEGASUS” TRAVOLGE L’UNGHERIA: NUOVO SCANDALO PER ORBAN

DI CRISTIANO TASSINARI

Giornalisti, personaggi pubblici, sindacalisti, religiosi, accademici, politici: tutti spiati dal governo di Budapest (ma non solo) attraverso i loro smartphone.

È lo scandalo “Pegasus“, dal nome del malware malandrino, che travolge per l’ennesima volta il governo del premier Viktor Orbán.

Dávid Dercsényi, lavora al settimanale HVG ed è uno dei cronisti sotto spionaggio. Anche la moglie, che si occupa di tutt’altro, aveva il telefono sotto controllo.

“La mia vita privata, i miei messaggi e i nostri figli. Ovviamente, in questa epoca, anche per via del nostro lavoro, noi viviamo la nostra vita attraverso i telefoni, ci scambiano messaggi e inviamo foto e queste informazioni sulla mia famiglia non hanno alcun diritto di finire nelle mani di una rete di esperti di intelligence e spionaggio”.

Per la pubblicazione dell’inchiesta “The Pegasus Project”, sul quotidiano inglese The Guardian, sul Washington Post, su Le Monde e altri giornali, più di 80 giornalisti di 17 testate in dieci paesi hanno lavorato per mesi per svelare il caso, coordinati dalla Ong Forbidden Stories.

Il software “Pegasus”, distribuito da un’azienda israeliana, NSO Group avrebbe infettato centinaia di telefoni cellulare, in grado di estrarre messaggi, foto, email e oltre 50.000 numeri di telefono.

Nell’attività di spionaggio sarebbero coinvolti anche i servizi segreti di Israele, Arabia Saudita, Marocco, Emirati arabi e altri 45 paesi, ma tutti smentiscono categoricamente.

Il ministro degli esteri ungherese Peter Szijarto smentisce ogni coinvolgimento del governo di Orbán con servizi segreti stranieri.

Aron Demeter è Program Manager di “Amnesty International” Ungheria, che si è occupato della “pulizia” dei telefoni sotto controllo: “Questa storia ha dimostrato che è possibile acquistare spyware e software spia in modo completamente non regolamentato e utilizzarli per monitorare le persone e, in alcuni casi, distruggere volontariamente la vita delle persone”. Secondo “Amnesty International” si tratta di violazioni dei diritti umani a livello globale e su scala massiccia.

András Szabó lavora a “Direkt36”, è un cronista investigativo definito scomodo, finito nel mirino del governo, almeno secondo le intercettazioni.
Si fa mille domande. “Mi chiedo anche se sono curiosi delle mie fonti, se vogliono sapere con chi sono in contatto, con chi ho parlato, chi sono le mie fonti. Ovviamente, sono preoccupato di aver inconsapevolmente messo in pericolo queste persone. Purtroppo non ho risposte alle mie domande e ai miei dubbi”.

Ádám Magyar è il corrispondente di Euronews da Budapest: “La notizia dello scandalo delle intercettazioni è stata in prima pagina sui principali media stranieri, ma la stampa ungherese filo-governativa non ne ha parlato per niente, nemmeno nei suoi aspetti internazionali. Dalla parte del governo, il primo a parlare del caso è stato il ministro per le famiglie, Katalin Novák, ma solo per dire che il governo non si occupa di voci di corridoio, ma solo di fatti. Lo scandalo Pegasus, comunque, è ben lontano dall’essere finito”.

Il caso-Kashoggi

Il software “Pegasus”, sviluppato con l’intenzione di contrastare terrorismo e criminalità, sarebbe stato usato dall’Arabia Saudita per spiare i cellulari di alcune persone vicine a Jamal Kashoggi, il giornalista ucciso nel consolato saudita di Istanbul (Turchia) nel 2018.

Da Euronews
di Ádám Magyar – Edizione italiana: Cristiano Tassinari