DI CRISTIANO TASSINARI
Il karate non poteva che debuttare alle Olimpiadi di Tokyo, in Giappone, la patria di questa arte marziale, originaria dell’isola di Okinawa.
Ma questa apparizione giapponese sembra essere solo un contentino. Come dire: facciamo il karate in Giappone e non se ne parli più.
Infatti, alle prossime Olimpiadi, non ci sarà più.
L’istruttore Tomokatsu Okano spiega la filosofia del karate:
“Inizialmente il karate si è sviluppato come insieme di abilità fisiche per proteggersi. Poi è diventato gradualmente un’arte marziale per allenare il proprio corpo e la propria anima. Ora è uno sport che i bambini praticano in modo da poter crescere con un corpo e una mente ben allenati”.
Il debutto del karate sarà un’occasione unica per il francese Steven Da Costa, 24 anni, uno dei migliori karateka del mondo.
Sarà la sua unica possibilità per l’oro olimpico, poiché il karate non sarà in programma alle Olimpiadi di Parigi nel 2024, sperando di farvi ritorno a Los Angeles 2028.
Racconta Steven Da Costa:
“Per me è meraviglioso, è stata una grande sfida qualificarsi per i Giochi, ce l’ho fatta! Il mio grande obiettivo è la medaglia d’oro. Se ci riuscirò, naturalmente sarò molto soddisfatto di me stesso. Ma il futuro di questo sport sembra incerto. E anche per me, perché ci andrei volentieri alle Olimpiadi di Parigi…”.
Il karate, molto diffuso nei decenni scorsi in Europa e ora un po’ in declino, in Giappone resta una disciplina sportiva molto seguita e uno stile di vita quotidiano: il karate è presente anche nel programma didattico-educativo delle scuole, pubbliche e private, di tutto il paese.