DI GIANFRANCO MICALI
Molto probabilmente per mia insipienza c’è qualcosa di poco chiaro sulla necessità delle ultime decisioni governative.
Dunque: l’Europa chiedeva una riforma del processo civile e sempre l’Europa, grazie alla determinazione di Conte, ha destinato all’Italia risorse per oltre duecento miliardi.
Draghi e Cartabia hanno invece portato a termine una riforma del processo penale che, per gravi reati come l’ecocriminalità e la corruzione, si estinguerebbero dopo due anni con grave danno per le vittime.
E c’è poi chi, a destra, vorrebbe anche intimidire i giudici proponendo strampalati referendum, a cominciare dalla loro punibilità per eventuali sentenze sbagliate, pur senza dolo.
Nello stesso tempo, infatti, si è accuratamente evitato di depenalizzare reati minimi, perseguibili senza arrivare nelle intasate aule di tribunale e non si è per nulla risolta la scarsità di organico di magistrati e di personale giudiziario, mentre l’attenzione legislativa è stata focalizzata, se ho ben capito, sulla salvaguardia reputazionale degli indagati.
Come dire: non è sufficiente che in appello molti colpevoli, passati i due anni, saranno giudicati improcedibili, ma nel frattempo noi cittadini non dovremmo neppure essere messi al corrente delle loro malefatte. Un vero e proprio rovesciamento della battaglia tra guardie e ladri.
La prossima mossa potrebbe essere un monumento ad Al Capone, in onore delle sue origini italiane, e la pubblica gogna per chi invoca l’onestà. D’Altronde, con la riforma Cartabia, nella nostra Italia proprio lui avrebbe potuto divenire “improcedibile”.
Negli USA lo condannarono a undici anni di carcere per evasione fiscale, che da noi è peccato veniale e scontabile in comunità. Insomma, neppure là riuscirono a perseguirlo in quanto appartenente alla mafia, organizzazione che da noi, vedrete, molto presto si dirà estinta, o mai esistita. Quindi, anch’essa “improcedibile”.