DI LIDANO GRASSUCCI
Non entro nel merito di vaccinarsi o meno, ciascuno risponde alla sua coscienza. Non giudico, non posso ma vi racconto una storia, che è il mio mestiere. Un bimbo, un bimbo ha gli occhi grandi, ha gli occhi sbarrati per conquistare la vita e il mondo che per il suo tempo sarà suo.
Una malattia terribile colpiva i bambini quando i bambini erano tanti, a cavallo tra gli anni ’50 e ’60. Condannava bimbi ad una vita difficile, una vita pesante, diversa. Con le stampelle, se andava bene, nel polmone d’acciaio se andava meno bene, con la morte se andava peggio. Un incubo.
La malattia era la polio. Io capitai per fortuna quando c’era un vaccino il Sabin e tutti noi bambini del mio tempo ci siamo salvati, tutti nessuno escluso. Con una zolletta di zucchero e delle gocce.
Ci fecero anche una canzone dentro Mary Poppins della Disney:
“Con un poco di zucchero al pillola va giù,
La pillola va giù, pillola va giù.
Basta un poco di zucchero e la pillola va giù.
Tutto brillerà di più”
Cantavano la speranza e forse anche per questo amo lo zucchero.
Mi portarono a vaccinare con orgoglio, mi portò nonna. Non camminava, volava. Con lei tante madri e nonne con tanti bambini, con orgoglio che ricordo ancora. Loro stavano “salvando” il loro amore, stavano dando una possibilità al loro amore. Nessuna di loro aveva dubbi, si fidavano della conoscenza, della scienza, di chi sapeva più di loro, sapendo di non sapere. Amavano la speranza, odiavano la paura. Lo diceva il medico, il sindaco, il partito, il prete in chiesa, gente che sapeva e, sicuramente, sapeva bene. Per noi poi era socialista il ministro (Giacomo Mancini), i russi avevano fatto il loro per il vaccino e Gagarin era quasi andato a vedere se c’era il paradiso.
Ci salvarono, ci salvarono tutti. Dopo essere stato vaccinato nonna mi prese sotto braccio, aveva una mantella di lana blu grandissima e mi ci coprì. Come a dire che oltre alla scienza c’era lei, diritti a casa. Nonno rientrando alle 5 del pomeriggio non salutò nemmeno: “Su ita?”. Voleva dire lo hai portato a vaccinare? Solo quando nonna disse di “sì”, fece le altre cose che doveva fare, prima bisognava salvare.
Ogni vaccino per me è questa generosa scelta, questa idea che ti devi fidare di chi conosce le cose della vita. Questa fiducia non impedica certo di farsi aiutare da ave Maria, Padre Nostro e qualche atto di dolore che certo nonna non lesinò.
“I su vaccinato i mammoccio?” I certo. E la parola vaccino nella loro lingua non esisteva, bisognava usare l’italiano, ma ci hanno salvato da un destino infame.
E’ una storia, voi fate come volete, io vengo da questa gente che ha paura solo di una speranza che non c’è, se non c’è. Ma, ma se anche accenna pregando Dio prendono quel cenno.
Ciascuno risponda alla sua coscienza, io ho la mia che è di quell’orgoglio e di riconoscenza ai vaccini, alla scienza, avendo visto il dolore ingiusto.
Da
Nela foto: Albert Sabin mentre somministra il vaccino ai bambini