BOLSONARO CHI?

 

DI EMILIANO RUBBI

Bolsonaro è uno che dichiarava “meglio un figlio morto che uno gay”.

È uno che ha favorito come nessun altro il disboscamento della foresta amazzonica e l’esproprio delle terre dei nativi.

È uno che ha sempre detto di rimpiangere la dittatura militare.

È uno che ha dichiarato: “Omosessualità? Diritti? Andate a fare sesso anale da un’altra parte!”.

È uno che si è sempre detto “a favore della tortura”.

È uno che ha affermato che, se un poliziotto uccide 20 persone, lui non apre nessuna indagine, perché “alla violenza bisogna rispondere con una violenza più forte”.

È uno che ha posto il veto su una legge che criminalizzava le fake news, visto che lui e il figlio Carlos erano indagati dalla Corte Suprema per una rete che gestiva le bufale sul web e le utilizzava per fare propaganda politica.

È uno che, rispondendo a una donna, le diceva: “non ti stuprerei mai, perché non te lo meriti”.

È uno che, alla domanda di un giornalista che gli chiedeva del figlio Flavio, incriminato per riciclaggio di denaro, rispondeva dicendogli: “Hai una terribile faccia da gay”.

È uno che ha negato la pericolosità del Covid fino alla fine, rifiutandosi di prendere provvedimenti e definendolo “una febbriciattola”. I morti per Covid, in Brasile, finora sono stati 606.000.

È uno che, riferendosi a una popolazione indigena, disse: “Non fanno niente. Niente. Secondo me non sono neanche buoni per procreare”.

Ecco, questo è Bolsonaro, rinviato a giudizio per crimini contro l’umanità, accusa legata alla gestione della pandemia, e genocidio dei popoli indigeni.

E noi che facciamo?

Noi abbiamo sindaci leghisti, come quello di Anguillara Veneta, che gli conferiscono la cittadinanza onoraria.

Abbiamo Salvini che lo considera un amico, un fedele alleato.

E assieme a lui, senza vergognarsi nemmeno un po’, va a visitare il cimitero dei soldati brasiliani caduti durante il nazifascismo.

E’ feccia, appunto.