IL NAPOLI E SPALLETTI, A FARI SPENTI

DI VINCENZO G. PALIOTTI

Proprio così, a “fari spenti”, la migliore strategia da tenere per poter giocare in tranquillità, lontani da considerazioni del tipo: “dalle stanze segrete del Napoli ho saputo”, e via a snocciolare illazioni sulla sconfitta di Milano con l’Inter, sul rinnovo del contratto di Insigne, sugli errori di Spalletti.

Per contro e stranamente, fino a domenica scorsa, prima della gara con i campioni d’Italia, si andava avanti a fari spenti, o quasi, sulle dieci vittorie e i due pareggi degli azzurri, sulla capacità di Spalletti, minimizzate, di giocare 12 gare una diversa dall’altra, camaleonticamente cambiando approccio alla gara a seconda dell’avversario, indovinando i cambi che a volte hanno spaccato la gara consentendo al Napoli di portare a casa la vittoria.

Eppure, ne parlavano giusto per la cronaca, impegnati com’erano, i cronisti di mezza Italia, a chiedersi e chiedere in giro se la Juventus poteva avere ancora possibilità di rientrare nel giro scudetto, o ancora a criticare Mancini che, con il fresco titolo europeo in tasca, veniva attaccato un po’ da tutti per la qualificazione ai mondiali in Qatar ancora in bilico, ma non impossibile.

Fari che magicamente però si accendevano per celebrare la sconfitta, finalmente, dei partenopei al Meazza contro i Campioni d’Italia. E, pronti via ad analizzare la gara, dentro e fuori gli spogliatoi con dovizia di particolari fino a quel momento ignorati.

Nessuna tragedia, amici. Il Napoli gioca per la Champions, lo scudetto è una parola “proibita”. Gli stessi supporters napoletani lo sanno, dimostrando misura e compostezza, accogliendo la sconfitta con una maturità che ha sorpreso anche chi vi scrive. La gente è più impegnata a capire le cose tecniche che preoccuparsi del Vesuvio, a questo non mancano mai di pensarci le tifoserie avversarie, cercando di trarre anche da questa sconfitta le positività: la reazione della squadra nella ripresa, il ritorno al gol di Ciro Mertens e i segnali di ripresa di Zielinski. Poi, con la ben nota filosofia partenopea del “fato ineluttabile” o della sfortuna se volete, hanno accolto l’infortunio di Osimhen prima e poi quello di Anguissà dopo, guardando tutto questo con la speranza che i due possano ritornare al più presto in campo.

E’ stato accolto con critica civile anche l’arbitraggio di Valeri, concordando con questi sulla concessione del rigore, chiedendo solo spiegazioni sulle frettolose ammonizioni, dopo pochi minuti, del nostro centravanti e dei due centrali di difesa, per normali falli di gioco mentre per Dzeko ci si chiede come mai non è scattato il secondo giallo sul fallo di mani intenzionale del numero 9 nerazzurro, solo spiegazioni che non sono arrivate e che i cronisti, attenti a valutare altro, hanno ignorato.

Non importa comunque, nessuna tragedia il Napoli e i tifosi sperano solo che quei fari si spengano di nuovo perché accesi così, magari solo per accecare chi arriva dalla parte opposta, danno solo fastidio e sono molto pericolosi per tutti.