DI EMILIANO RUBBI
Le foto di Patrick Zaki scarcerato sono, giustamente, ovunque.
Perché sono foto bellissime che ci fanno tirare un sospiro di sollievo per un ragazzo che, dopo tanto tempo, sentiamo un po’ come un nostro amico incarcerato ingiustamente per quasi due anni.
Ovunque tranne in due posti: le bacheche Facebook di Salvini e Meloni.
Lì si parla di un musulmano che avrebbe chiuso in cantina la figlia per giorni perché, a quanto pare, viveva “all’occidentale”.
E ci si lamenta perché il ricercatore italiano ammazzato da un criminale a New York ha avuto meno spazio sulle pagine di tutto il mondo rispetto a George Floyd, soffocato a morte da un poliziotto razzista.
“È perché era bianco, eh?”
No, è perché quello ai danni di Floyd è stato un crimine di odio razziale (l’ennesimo) perpetrato da un poliziotto, non dell’omicidio a scopo di rapina da parte di un bianco a un nero.
Altrimenti ogni giorno ci dovremmo movimentare per ogni morte violenta accaduta negli USA, basta che siano coinvolti un bianco e un nero.
Maledetti ipocriti.
E quei due rappresentano, assieme, quasi il 40% degli elettori, eh.
Rendetevi conto di come stiamo messi.
E poi, oh, Zaki è egiziano, mica italiano.
Loro sono “patrioti”, pensano prima agli italiani, anche quando votano per non abbassare le bollette ai più poveri.
Bentornato in libertà, Patrick.
Non ci fare caso, ogni paese ha le sue croci.