IL VACCINO VA FATTO SUBITO. DOPO PUÒ ESSERE TARDI

DI CLAUDIA SABA

Dici: “no, a me no, non capiterà mai”.
E poi capita, invece.
Una mattina ti svegli con la gola in fiamme, il naso chiuso e quel tremore che preannuncia l’arrivo della febbre.
39, e la giornata non è ancora iniziata.
Il bambino nella culla si agita.
Scotta anche lui.
Vi siete ammalati e non di una normale influenza, ma di quel virus micidiale che sta distruggendo il mondo.
Che uccide i più deboli e fragili, i meno attenti e gli scettici.
Hai sempre sottovaluto il pericolo, convinta che il vaccino, creato in così poco tempo, non fosse niente di buono.
Così hai preferito stare attenta, usare tutte le precauzioni possibili… e prendere tempo.
Ma non è bastato, e adesso la paura ti terrorizza, ti blocca.
Prendi il bimbo, sali in auto e corri subito al pronto soccorso.
Magari stai sbagliando ma è la prima cosa che ti viene in mente.
Il tuo respiro, sempre più corto, ti impedisce di pensare.
La fila è lunga ma all’ingresso due donne in camice bianco ti accolgono.
Il tampone e poi quella risposta che sentivi già nell’aria.
“Positiva”, e quel verdetto che non lascia spazio a dubbi: polmonite.
Qualcuno prende il bambino e tu sulla barella vieni trasportata in una stanza.
Ti infilano la testa dentro un casco e poi ti sedano.
Da quel momento i colori svaniscono, e tutto intorno a te diventa evanescente.
I pensieri si fermano.
Resti solo tu contro quel mostro da combattere.
I giorni si susseguono lenti.
Tra sibili affannati ed echi di ombre sconosciute che si muovono senza parlare.
Apri gli occhi dopo un tempo indefinito.
È mattina.
Il buio si è diradato e le ombre, adesso, sono persone vere, medici, infermieri, angeli che si sono presi cura di te.
L’odore del disinfettante te lo senti appiccicato addosso.
Ma respiri.
È il segno della vita che torna a scorrere.
Il medico è lì, davanti a te che
ti guarda e sorride.
Tra le braccia, un fagottino avvolto dentro una coperta colorata.
È il tuo bambino.
Anche lui sta bene, respira.
È libero.
Come te.
Adesso hai mille domande.
Una su tutte.
“Sarebbe accaduto tutto questo se non avessi aspettato tanto per fare quel vaccino?”
Il medico risponde, quasi ti avesse letto nella mente.
“Sarebbe accaduto lo stesso, forse, ma non avreste corso il rischio di morire entrambi”.
E invece loro erano ancora vivi, e potevano raccontarlo, nonostante tutto.
A volte, in attesa di certezze, rischiamo di perdere le cose più belle di questa nostra vita.
Il sole, il cielo, il mare, il nostro bambino che cresce, corre, gioca.
Vive.
E quando qualcuno ci salva, solo allora realizziamo il pericolo che abbiamo corso.
Che siamo stati fortunati e che il tempo di scegliere, a volte, e’ proprio quello a cui abbiamo rinunciato senza saperlo.
Non rimandiamo mai a domani quello che possiamo fare oggi.
Domani, potrebbe non esserci più tempo.