DI GIANCARLO SELMI
La necessità del lavoro si è portata via le vite di questi tre ragazzi. Ha sottratto definitivamente la loro presenza, a figli, mogli, fidanzate, madri, padri, amici.
L’ennesimo capitolo, peraltro annunciato, di una strage che pare non abbia fine. Una strage la cui responsabilità ricade pesantemente sui datori di lavoro, ma non solo. Ricade sull’inesistenza dei controlli, sulla non applicazione delle leggi. Ricade sulle tante, troppe, leggi sul lavoro che hanno regalato alla parte datoriale la possibilità del ricatto. Come se l’alternativa fra lavoro e salute, fosse degna di un paese civile.
Ma le responsabilità ricadono, pesantemente, sul governo. Su questo e quelli di Renzi ed il suo successore. Governi autori della deregulation che costituisce il motivo principale della intensificazione degli incidenti. Sul costante, amichevole ammiccamento alle imprese, confermato dall’ultimo provvedimento di Brunetta. Provvedimento che prevede, prima del controllo, l’annuncio del controllo stesso.
Quei tre ragazzi devono essere gli ultimi a morire. Vanno applicati immediatamente i princìpi che furono alla base della legge 626 e ne motivarono l’approvazione. Non si può più accettare che le imprese consolidino utili macchiati dal sangue di lavoratori. Non si deve consentire che, in nome del profitto, si mettano a rischio le vite di coloro che con la loro opera, quel profitto permettono.
Basta, basta, basta!!!
Il lavoro deve servire a vivere, non essere una scorciatoia per la morte.
Altro che paese dell’anno. Il Pakistan è più civile di noi.
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