DI MARIO PIAZZA

“Carola Rackete ha agito nell’adempimento del dovere di salvataggio previsto dal diritto nazionale e internazionale del mare”
Micaela Raimondo, la sconosciuta giudice per le indagini preliminari del tribunale di Agrigento (una donna, “deo gratias”) con quelle due righe di motivazione non ha solo archiviato ogni accusa contro la comandante della Sea Watch 3, ha anche coperto di vergogna gli squallidi personaggi che nel giugno di due anni fa provarono a crocifiggerla con accuse tanto infamanti quanto fantasiose, e insieme a loro la trucibalda compagine dei loro fiancheggiatori e sostenitori.
“Sbruffoncella, fuorilegge, criminale” la chiamò Salvini dal basso della sua furia misogina mentre il suo squallido alter ego social Morisi aggiungeva il “reato” di non indossare il reggiseno.
E il Di Maio che si dichiarò sorpreso per la sua scarcerazione?
E la rabbia della Meloni per l’onorificenza concessa a Carola dalla Francia?
E gli sguatteri in divisa della lancia fantasiosamente speronata?
E le decine di migliaia che sui social si produssero nella più vergognosa collezione di insulti sessisti?
Credo che ai 734 articoli del nostro codice penale andrebbe aggiunto il settecentotrentacinquesimo: quello di Squallore.