DI MARIO PIAZZA
Si dice che invecchiando si torni bambini ed è ciò che deve essere accaduto a Silvio Berlusconi, solo così si può spiegare la sua velleità presidenziale non diversa nella sostanza da quella del bambino che chiede di guidare la macchina, di sparare o di cucinare.
Come un bambino di dieci anni Silviuccio ha una percezione distorta non solo delle proprie capacità e possibilità ma anche di come il mondo reale lo considera, quello fuori dalle sue ville, dalle cenette eleganti e da quella specie di granducato industriale che è Mediaset. E come un bambino di dieci anni minaccia di andarsene portandosi via il pallone.
In fondo la colpa non è sua. Vorrei vedere voi se a dieci anni foste stati miliardari e circondati da una folla adorante fatta di professori, artisti, politici e campioni sportivi. Vorrei vedere voi se quella ricchezza vi avesse permesso di comprarvi qualsiasi cosa, incluse le amorevoli attenzioni di strafighe palpitanti nella loro carriera di badanti fidanzate.
Inutile gridare allo scandalo per un caso palmare di confusione senile. Ciò che fa davvero voltare lo stomaco è come i suoi “sottopanza”, da Tajani a Sgarbi, Salvini, Rotondi, Casellati, La Russa e compagnia cantante siano felici di svendere di nuovo la propria dignità, proprio come quando certificarono col loro voto la “nipotanza” di Ruby Rubacuori col presidente Mubarak.
Eppure potrebbe davvero accadere, proprio come accade che un bambino vada a sbattere con la macchina, che ammazzi la sorellina con una fucilata, che dia fuoco alla cucina preparando una torta.
La repubblica delle banane, chiedendo scusa alla nobile bacca.