FINGERS CROSSED (DITA INCROCIATE)

DI MARIO PIAZZA

 

Premetto che le norme anti-covid me le sono scritte da solo adattandole nel corso di questi due anni al mutare delle condizioni e che, incrociando le dita, fino ad ora hanno funzionato anche senza farmi diventare un lupo solitario.
La difficoltà maggiore non è stata vaccinarmi per tre volte, trovare le mascherine o evitare gli assembramenti. Il vero problema è stato reperire (e comprendere) le informazioni necessarie per regolare i miei comportamenti scegliendo tra quelle catastrofiste e quelle riduttive, tra numeri significativi e numeri irrilevanti, tra dichiarazioni supportate dalla scienza e altre buttate là dal “personaggetto” di turno.
Altre informazioni poi mancano del tutto, ad esempio aiuterebbe molto la consapevolezza di ognuno di noi suddividere il numero spaventoso di decessi quotidiani tra vaccinati e non vaccinati, per fasce d’età e per condizioni di salute pregresse, ma c’è un’altra informazione persino più importante che manca completamente all’appello: come e quanto ci si può contagiare per contatti indiretti?
Quanto sopravvive il virus su una busta d’insalata, o una bottiglia di vino, o la barra di un autobus o del carrello del supermercato? E’ più o meno pericoloso di un colpo di tosse?
Crocifiggiamo pure i no-vax no-mask no-pass no-brain per i loro comportamenti criminali, ma ho l’intima certezza che questa informazione farraginosa lasciata scorrere liberamente in nome più dell’audience che del diritto di parola stia causando altrettanti danni.