“CHI FA LA SPIA NON E’ FIGLIO DI MARIA”

DI MARIO PIAZZA

 

Oggi la sparo grossa, vi avverto.
Quella cantilena che abbiamo ripetuto cento volte da bambini contro chi cercava giustizia o protezione rivolgendosi ai genitori, alle maestre o al prete dell’oratorio era ed è un concentrato di cultura mafiosa e bullista che nessuno si è mai preso la briga di sputtanare. Come nel far west c’era poco da scegliere, potevi solo risolvere le questioni “da uomo” oppure subire in silenzio, guai a chiamare lo sceriffo.
E invece no. Possiamo chiamarli delatori, confidenti, sicofanti o gergalmente soffioni e canarini ma senza le spie più della metà dei delinquenti assicurati alla giustizia sarebbero ancora liberi di fare danni. Che si tratti di indagini giudiziarie, di antiterrorismo, di antimafia, di Facebook o di Trip Advisor.
Certo una sola delazione può nascondere interessi, gelosie, vendette e invidie ed è per questo che le segnalazioni devono essere tante, più sono e meglio è perché solo un numero elevato può garantire che lo scopo sia di pretendere il rispetto di quelle leggi che riteniamo utili e giuste.
Per questo quelli di noi che si sono sottoposti a due anni di piccoli e grandi sacrifici per combattere il Covid dovrebbero, a partire dall’entrata in vigore della stretta contro la surreale militanza no-vax, sentire il diritto e il dovere di non subire le loro pericolose trasgressioni.
Se non vogliamo subire la loro follia e neppure l’avidità di tanti esercenti c’è una sola cosa che possiamo fare, a testa alta e senza sconti: Chiamare le guardie!