DI GIANCARLO SELMI
Salvini si è precipitato ad annunciarla. Nel vano tentativo di accreditarsi come il vincitore della contesa. Bisogna capirlo, dopo tutti i nomi che ha bruciato e le tranvate prese fra ciglia e naso, nel tentativo ansioso di passare come il “king maker”, c’era da aspettarselo che fosse lui il primo ad annunciare la fumata bianca.
E invece lo sanno tutti chi sia il vero vincitore. Quello a cui i simil giornalisti dedicavano sorrisi ed attribuivano vacuità. Quello che ha preferito, come sempre, riservatezza e basso profilo, quello che fanno gli statisti, quelli veri, non i pupazzetti verdi da comizi al Papeete. E, lo ripeto ancora, il sottovalutato per eccellenza, il Presidente Giuseppe Conte.
Ha seguito una linea, non ha parlato più del necessario, non ha fatto incontri carbonari, come la stampa gli ha attribuito di voler fare, ha rispettato gli alleati e, nel senso istituzionale, anche gli avversari. Il risultato è la probabile nomina di una persona di alto valore, una donna, senza tessere politiche e, per la sua storia, di alto profilo. Guarda caso, il nome proposto da Conte fin dall’inizio.
Vince Conte, contro stampa ostile, avversari interni ed esterni. Vincono tutti e, per il livello di Elisabetta Belloni, vince il Paese.
Perdono Draghi ed il codazzo di lingue salivanti e biforcute che, in maratone televisive, giornali e trasmissioni, hanno continuato a proporlo per l’ennesima volta come l’irrinunciabile Dio. Perde, ma non è più una novità, condannato ormai alla irrilevanza, Renzi.
Si mangeranno il cappello come il rivale di “Paperon de’ Paperoni”.
Ancora una volta: chapeau Presidente Conte, “ad maiora semper”.