DI MAIO SI DIMETTE DAL COMITATO DI GARANZIA DEL M5S

DI GIANCARLO SELMI

 

Di Maio si è dimesso dal Comitato di garanzia.
Con una lettera piagnona nella quale, implicitamente ma non so quanto volontariamente, ammette di aver creato una corrente.
Ammette le sue differenze con Conte, ma non spiega quali siano e se siano compatibili con l’oggetto politico del Movimento. Ed a me, analizzando il suo agire negli ultimi tempi, sembrerebbe proprio di no.
Il problema è politico, di linea politica e di atteggiamenti e quello, nonostante il gesto piagnone e vittimista delle dimissioni, rimane. Perché il Movimento 5 Stelle nasce e deve proseguire su linee politiche contrapposte al draghismo ed a tutto quello che Draghi rappresenta. L’attuale innamoramento del ministro delle posizioni centriste e governiste, dimentica e fagocita i presupposti su cui si è fondato il Movimento. Ergo, c’è poco da discutere.
Si possono discutere i metodi, l’approccio, come giustamente ha fatto Conte, non l’idea fondativa che ha spinto milioni di persone a votarci.
Una mossa furba, che conferma la scaltrezza del ministro. Una mossa che intende allontanare la discussione e, quindi, il parere degli iscritti. Una mossa tesa ad evitare l’inevitabile processo che si sarebbe scatenato contro di lui. Lui lo aveva immaginato ed aveva mandato avanti i suoi scagnozzi a tentare di raggiungere una tregua. A tentativo evidentemente fallito, oggi il “coup de theatre”.
Il sig. Di Maio ha sbattuto fuori dal Movimento decine di parlamentari per molto meno. Abbia la decenza di non infierire sul Movimento con un accanimento terapeutico a totale difesa del proprio “fondoschiena”.
Deve andarsene perché ha tradito gli ideali sulla base dei quali è stato votato, gli ideali che gli hanno permesso di occupare le poltrone che tanto ama. Deve andarsene perché ha tradito lo statuto creando una corrente. Deve andarsene perché ha tradito 11 milioni di persone che hanno creduto in lui. Deve andarsene perché, come ha detto Di Battista, noi non vogliamo diventare l’UDEUR.
Se ne vada e non pianga. Ha voluto il chiarimento, abbia la decenza di sopportarlo il chiarimento. E l’unico chiarimento sostenibile è dato dalla sua partenza.