LETTERA APERTA AL PRESIDENTE GIUSEPPE CONTE

DI GIANCARLO SELMI

 

Carissimo Presidente,
Le scrivo sicuro di rappresentare l’opinione, il sentire e la sensibilità di moltissime persone che, come me, hanno a cuore il destino politico della Sua persona.
Molto più, invero, dei destini del Movimento 5 Stelle che, per la sua evoluzione, soprattutto negli ultimi tempi, per gli accadimenti degli ultimi giorni e per l’attitudine dimostrata da molti suoi dirigenti, ha smesso di essere oggetto di riferimento politico per molti di noi iscritti. Lo dico con amarezza.

Ci siamo sentiti costantemente al suo lato nel periodo del Suo secondo governo. Abbiamo condiviso con Lei ansie, paure, successi e mortificazioni. Abbiamo pianto con Lei ed abbiamo gioito con Lei. Lei ci ha fatto sentire a casa, nella casa della buona politica e ci ha dato la certezza dell’inclusione, la sana inclusione ch’è venuta dal suo rincorrere, senza sosta, il bene comune. E finalmente, dopo secoli di politiche escludenti, di caste, di distanze incolmabili con il potere e con i suoi grigi, inalcanzabili, intoccabili esponenti, abbiamo scoperto di avere un leader che in quelle stanze del potere ci invitava, ci ospitava. Siamo stati tutti suoi ministri, tutti noi siamo stati seduti a quel tavolo insieme a Lei. Con Lei finalmente la politica recuperava il suo più nobile obiettivo: il bene di tutti. Finalmente il potere non era fine a sé stesso.

Abbiamo gioito quando Lei è diventato il nostro Capo Politico, abbiamo riacceso speranze e voglie.

Poi è cominciato il martirio. Prima Grillo, con le sue inopportune e becere mancanze di rispetto. Hanno proseguito sulla stessa linea molti altri. Gli attacchi dai suoi stessi compagni di strada, o presunti tali, si sono intensificati. I silenzi di Di Maio si sono fatti assordanti, in un clima sempre più evidentemente gelido ed atmosfere da guerra carbonara.

Fino ad arrivare ad un punto, mi consenta, di difficile ritorno. Una sorta di caccia alla volpe, dove Lei è la volpe, i nemici, quelli dell’establishment che la odiano, sono i cacciatori a cavallo, i suoi presunti amici, dentro al Movimento 5 Stelle, sono i cani.

Caro Presidente con la presente vorrei che le giungesse un clamoroso, possente, sontuoso messaggio di solidarietà. Siamo tanti, troppi per i suoi avversari, glielo assicuro. E saremo al suo fianco, continueremo a stare al suo fianco sempre. E, d’altra parte, siamo disposti a ritirare voto e consenso al Movimento 5 Stelle, nel caso non fosse Lei a guidarlo.

Ma vorrei che Le giungesse un altro messaggio, ampiamente condiviso: sia meno nobile, sia più assertivo. Le stanno scatenando una guerra con i cannoni, non risponda con le frecce. La Sua correttezza Le impedisce molte cose e l’abbassarsi al sordido livello dei Suoi nemici è l’ultima cosa che farebbe, lo capisco perfettamente, però è il momento delle decisioni. Lei ha dimostrato di saperle prendere, lo faccia.

In maniera subdola, ma evidente, La stanno cacciando dal Movimento, vogliono che Lei se ne vada, ma non hanno il valore di allontanarLa. Pertanto, La prego, prenda la decisione più opportuna per Lei e per noi che La sosteniamo: abbandoni quel covo di vipere. Li lasci al loro destino. Recuperi autonomie decisionali, non si sottoponga più al fuoco amico dettato da invidie e personalismi.

Fondi una sua forza politica. Tutti noi capiremo che la Sua decisione non sarà dettata da interessi personali, né dal voler disattendere gli impegni, sarà semplicemente aver raccolto un invito, una pressione. Stia tranquillo, non avrà disatteso nulla, avrà solo impedito il tentativo evidente di logorarLa in attesa di qualcosa che non avrà mai: la presidenza effettiva del Movimento e la lealtà dei suoi esponenti più importanti.

Ci troverà al suo fianco, sempre ed in tutti i sensi. Non possiamo e non vogliamo perdere il suo enorme contributo alla nostra causa. La causa dei veri progressisti.

Le giunga il senso della mia più alta e profonda stima.