DI UMBERTO SINISCALCHI
Come in tutte le cose della vita, c’è un prima e c’è un poi. Anche nella musica è così.
È successo con i Beatles, Dylan, Hendrix, Elvis e da noi con i cantautori.
Ma i Pink Floyd, con “The dark side of the moon”, hanno davvero dato una svolta alla musica di tutti i tempi.
Succedeva il 1 marzo di 49 anni fa. Dieci tracce, 42 minuti di musica che avrebbero sfidato il tempo, restando 741 settimane consecutive nella classifica americana (più di mille in totale) e numero uno ovunque. Un prisma che è diventato il marchio di fabbrica del rock psichedelico e progressivo.
Cinquanta e più milioni di dischi venduti, nessuno ha eguagliato la fama di questo disco.
L’incomunicabilità, l’alienazione, i soldi, il mistero…
C’è tutto nel disco. Comprese sperimentazioni musicali e strizzate d’occhi al pop (vedi “Money”).
Ognuno dei quattro membri della band ha dato il suo contributo, anche se testi e idea dell’album sono di Roger Waters.
Ma non sarebbe stato lo stesso senza il contributo di David Gilmour, Richard Wright (eccezionale in “The great gig in the Sky” e “Us and them”) e Nick Mason.
Ascoltatelo oggi. È senza tempo come i veri capolavori. E, senza dubbio, rimane il disco meglio registrato di sempre. Provate a mettere su il vinile, non il CD che ha un suono così freddo ed asettico. Scoprirete suoni e frequenze mai ascoltati.
È per questo che Breathe, Time, On the run, Eclipse e le altre tracce restano immortali e fra cento anni ci sarà ancora molta gente che parlerà dei Pink Floyd.
Perché la storia resta. La cronaca passa.
E i Pink Floyd la storia l’hanno fatta.