DI LIDANO GRASSUCCI
Ora ci ricorderete per questo e non per i balli al Bolshoi . Da ora in poi ci ricorderete per questo e non Lev Nikolàevič Tolstòj. Ci ricorderete non come Santa Madre pietosa ma come lupo affamato, come sciacallo contro l’agnello solo senza branco.
Stiamo entrando in città, qui tra poco non conterà la forza ma la rabbia e noi abbiamo destato rabbia. Un uomo arrabbiato nascosto tra le macerie di una città non è un’arma è distruzione. Ci hanno addestrato per battere lealmente un nemico che sa difendersi, ci hanno mandato a combattere un uomo inerme ma che è armato della sua rabbia, che non si rassegna all’ingiusto.
A Mosca muovono le pedine, qui noi soldati non abbiamo voglia di dare la vita per invadere fratelli, se parlo russo mi capiscono se gli racconto dei primi baci a Sanpietro Burgo ne conoscono il profumo e forse quella donna lì ha baciato mio padre e mia madre quel signore che ora mi dice “perché ci fate questo?”
Hanno auto come le nostre e nelle chiese la stessa madre in cerimonie lunghissime perché per noi il tempo da dare al Signore è infinito.
Siamo qui, gli ufficiali sbraitano per convincersi, per convincerci, di quello che non ha ragione.
Mio fratello che guardi il mondo
E il mondo non somiglia a te
Mio fratello che guardi il cielo
E il cielo non ti guarda
Ivano Fossati, mio fratello che guardi il mondo
L’ho vista come si vedono i fantasmi che saltava tra le case, era bellissima ma con un fucile in mano. Mi ha guardato con odio, io l’ho vista con paura.
Avrà anni che si contano con tre mani, per la quarta ne avanzano un po’ di dita nel conto . Non certo più di me, se ci fossimo incontrati a Pietroburgo forse ci saremmo baciati, se ci fossimo trovati in un locale della città di una gita forse ci saremmo emozionati nel chiedere “come ti chiami” e avremmo sorvolato, volando, in un bacio sul simbolo che c’è sui passaporti. Ci saremmo detti poesie di Evgenij Aleksandrovič Evtušenko
Ricordiamo gli uomini, terrestri e peccatori,
ma che sapevamo in fondo di loro?
Che sappiamo dei fratelli nostri, degli amici?
Di colei che sola ci appartiene?
E del nostro stesso padre tutto sapendo non sappiamo nulla.
Gli uomini se ne vanno… e non tornano più. Non risorgono i loro mondi segreti.
E ogni volta vorrei gridare ancora contro questo irrevocabile destino.
Ora, qui tra poco faremo macerie di questa città, tra poco lei mi bacerà con un colpo mirato alla mia testa perché avrà il pudore di salvare il mio cuore. Pensando da un amore a Pietroburgo
Sono un soldato russo, un uomo ha dato un ignobile ordine ad un glorioso esercito. Ma io muoio d’amore e siamo morti già in 1.500.
Foto di copertina: Il nemico alle porte (Enemy at the Gates) 2001 di Jean Jacque Annaud
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