ANDREMO TUTTI A MANGIARE A CASA DI ZELENSKY

DI GIANCARLO SELMI

 

E così mentre il lucertolone ed i suoi seguaci si fanno travolgere da polluzioni belliche, stiamo letteralmente affondando. Il costo della benzina sta riducendo al fallimento le imprese di trasporto. I pescherecci da oggi non usciranno in mare per l’aumento del combustibile, giunto ormai a prezzi insostenibili. Migliaia di posti di lavoro bruciati, un intero comparto economico massacrato. Intanto il nostro governicchio destina un miliardo di euro alla difesa, e non prevede aiuti per chi sta (non esagero) morendo di fame.
La narrazione bellicista ha ormai preso il sopravvento, ci sentiamo minacciati da Putin, vittime di una sclerosi collettiva alimentata dalla pessima informazione italiana. Il governo si occupa di mandare dichiarazioni di guerra all’autarca russo, qualcuno lo chiama “più orrendo del peggiore animale” dimenticando colpevolmente che l’animale possieda un arsenale atomico in grado di incenerire l’Italia in 14 centesimi di secondo. E condendo la sua temerarietà con un “è un pazzo scatenato”. Constatazione condivisibile ma che dovrebbe invitare alla prudenza, non a dichiarazioni di quel tipo. Ministri che dichiarano ciò che direbbe uno al bar mentre sorseggia un grappino. Nessuno si dedica più ai bisogni di questo povero paese.
L’unico che reclama interventi, che auspica un nuovo “Recovery” è Conte, urla nel silenzio, mentre il “migliore” non perviene.
La claque del “migliore” è notevolmente aumentata di numero, tutti presi a giustificare l’invio di armi al “povero” Zelensky, per dilatare la durata del conflitto e, proporzionalmente, il numero dei morti e delle sofferenze.
Nessuno dei sostenitori ad oltranza dell’eroe ucraino e delle scelte draghiane riesce, però, a motivare perché la richiesta russa di una dichiarazione di neutralità, sia stata respinta da mesi. E perché qualsiasi tentativo di soluzione diplomatica della crisi, anteriormente al conflitto, quindi in tempi non sospetti, abbia fallito perché di neutralità non si poteva parlare.
Meglio la guerra che la neutralità, avranno pensato i governanti ucraini. Impossibile trovare altre spiegazioni. Qualcuno dice che l’Ucraina aveva ed ha il diritto all’autodeterminazione. È giusto. Quello che non riesco a capire è se e quanto la neutralità, quel diritto lo possa inficiare. Seguendo questo ragionamento, infatti, dovremmo convincerci che la Svizzera a quel diritto abbia rinunciato e, scusate, mi sembra proprio che così non sia.
Qualcuno afferma che il popolo ucraino non volesse essere neutrale e che Zelensky abbia interpretato un idem sentire presente nella nazione. Altri che il popolo ucraino volesse e voglia fortemente aderire all’Unione Europea. E qui qualche distinzione va fatta: neutralità vuol dire non essere disponibili ad ospitare basi e missili, non vuol dire, assolutamente, non poter entrare nella Unione Europea. Zelensky poteva tranquillamente dichiarare la sua nazione neutrale e, nello stesso tempo, entrare nel gruppo europeo. Siamo così sicuri che gli ucraini pur di avere in casa i missili e le basi americane, preferiscano essere bombardati?
È un conflitto agevolato dalle mire di espansione di influenza americane, che hanno trovato in Zelensky una ottima sponda ed in Putin un dittatore di mer*a che ha voluto dimostrare di averlo più duro dell’altro. In mezzo i popoli ucraino e russo. Il primo condannato alla distruzione, l’altro alla fame.  E poi ci siamo noi: gli europei e, soprattutto, gli italiani.
E mentre Wall street vola, oltre il 2% di rialzo ieri, le borse europee perdono il 10%. Non ci dicono che i mercati capiscono tutto? È vero, lo hanno capito molto meglio di quelli che si strappano i capelli in difesa di Zelensky. Gli americani volano, mentre gli ucraini vanno sottoterra davvero e noi ci andiamo (per adesso) metaforicamente.
Si poteva evitare questa infamia. Non hanno voluto.
Andremo tutti a mangiare a casa di Zelensky.