“LA LIBERTA’ DI PENSIERO CE L’ABBIAMO. ADESSO CI VORREBBE IL PENSIERO”

DA REDAZIONE

 

Voglio confessarvi una cosa.

Una roba grossa che tutti, dalla politica ai media all’informazione, stanno cercando di nasconderci, coprendola con montagne di retorica e ipocrisia.
La guerra la vogliono tutti.

Del resto si era capito.
Al di là dell’essere d’accordo o meno sull’invio delle armi, e io sono contrario, alla fine nessuno fa niente per fermarla davvero. Molto più semplice aspettare che le risposte arrivino da sole, col tempo. Intanto, che muoiano pure tutti e alla fine il più grosso se lo tirerà. Naturalmente tifando per l’ineffabile Biden e le mire espansionistiche della Nato (che si scrive così ma si legge America) perché, come noto, i buoni sono loro.

La razza umana è sempre stata rissosa, bastano una fila allo sportello o la ricerca di un parcheggio per innescare i mostri che abbiamo dentro, risultato di una parabola evolutiva che se mai ha raggiunto un apice di sicuro adesso sta precipitando di brutto verso l’abisso più putrido della mancanza di umanità. E poi, se anche nelle teste dei nostri politici balenasse qualche barlume di buon senso, la maggior parte di loro non sarebbe in grado di dargli un seguito.
Quando ero giovane io per fare politica servivano capacità, qualità, cultura. Era un ‘mestiere’ difficile. Non che gli uomini fossero migliori di oggi, no, rubavano e disintegravano come hanno sempre fatto quelli che, una volta raggiunto un qualsiasi potere, ne abbiano avuto la possibilità. Si abbuffavano anche loro come quelli di adesso, certo, ma almeno a tavola stavano composti, non ruttavano, conoscevano l’italiano e usavano bene le posate. Nessun rimpianto per quella roba là, sia chiaro, ma non è che le repubbliche successiva alla tanto vituperata prima siano state così migliori.

Molti fra i capi di stato di oggi valgono meno di niente. Dei dittatori abbiamo detto, ma guardate anche gli altri, i loro ridicoli teatrini europei a sorrisi, tartine e stupide foto ricordo mentre fanno da codazzo servile a Biden, il buono, il migliore di tutti. Quello che accusa gli altri di voler usare armi chimiche. La sua è una voce autorevole in materia, visto che dalle sue parti ne hanno usate dappertutto e di tutti i tipi. Così, alla cazzo, per risparmiare tempo.
Ci hanno bombardato i coglioni fin da piccoli con questa storia dell’Europa Unita. Nelle scuole c’erano i cortei di sindaci, preti, cacaletto misti a magnificarci questa grande invenzione, e per cosa poi? Tutto ‘sto casino per farne un comitato d’affari al servizio di Banche, perlopiù tedesche, e Nato.

I nostri poi, non hanno nemmeno un ruolo da protagonisti. Più da comparse. Guardate draghi, di fronte ai diktat a stelle e strisce le sue fiamme si stiepidiscono, le sue dichiarazioni guerreggianti fanno accapponare la pelle. Un altro della rinomata serie dei forti coi deboli e deboli coi forti.
Ma non mi stupisce, sono tutti così. L’unica volta che mi sono sentito orgoglioso di essere italiano è stato quando Craxi sfanculò gli americani sulla faccenda di Sigonella.
E gli altri? I partiti? Improvvisati, ignoranti, pavidi, privi di passione, sempre in campagna elettorale, esperti di benaltrismo ma del tutto privi di progetti e proposte concrete. Credetemi, chiunque di noi potrebbe prendere il loro posto e di sicuro con risultati migliori, almeno fino a quando non verremmo anche noi infettati dal virus della poltronite.
La guerra la vogliono tutti.

Non possono vivere senza, e non hanno nemmeno intenzione di provarci, visto che tutti hanno stanziato aumenti spaventosi per riempire gli arsenali.
E’ un teorema piuttosto bizzarro quello di pensare che le armi servano a difendere la pace.
Le armi servono solo a provocare le guerre, e ad arricchire i paesi che le vendono. E infatti, ancora in ossequio alla Nato, anche l’Italia si sputtana in un colpo solo quindici miliardi per armarsi. E vaffanculo i bisogni veri delle persone. E tutti zitti e favorevoli. Quasi, tutti. Almeno spero, altrimenti ciao anche a Conte (cit).
Li ha sfanculati pure il Papa, giustamente. Eppure sono tutti cattolici, vanno a messa, si dicono timorati di Dio, brandiscono rosari.
Dovrebbero ascoltarlo, cazzo!
La guerra la vogliono tutti.

Nell’ultima solo i buoni avevano l’atomica. Riuscirono a costruirla nel finale, appena in tempo per spianare Hiroshima e Nagasaki e costringere il Giappone alla resa. Finì lì, con qualche centinaia di migliaia di morti, e chissà quanti ancora ce ne sono stati negli anni a venire per effetto delle radiazioni.
Oggi il ‘little boy’ come la chiamavano affettuosamente i criminali di guerra, ce l’hanno tutti e nel frattempo la razza umana è pure regredita parecchio. Qualsiasi persona normale sarebbe in grado di trarre le conclusioni, ma i politici non sono persone normali.
Loro vogliono la guerra.

E per difendere questa scelta sciagurata gli hanno costruito intorno un pensiero unico che stabilisca in maniera inequivocabile chi siano i buoni e chi i cattivi. Un pensiero digitale, dove le cose sono vere oppure false, dove esiste il bene e il male, dove valgono solo il sì e il no, e nel mezzo mai un dubbio, nessuna incertezza. E’ la scelta più comoda, la più facile.
Io invece rimango analogico, pieno di dubbi. La mia lancetta è come quella di certi strumenti di misura, a volte non si muove, altre va a fondo scala, e altre ancora oscilla nel mezzo, incerta, in cerca del valore giusto da indicare. E riuscire a trovarlo è complicato, faticoso, e quei tre neuroni che ho sono costretti a rovistare dentro ogni dubbio come dei pazzi per cercare di capire.

In un post su Instagram Beppe Servegnini condivide questa sentenza di Karl Kraus:
“La libertà di pensiero ce l’abbiamo. Adesso ci vorrebbe il pensiero.”
Un po’ una supercazzola, ma capisco che gli piaccia.
Peccato che lui, come molti suoi esimi colleghi, quella libertà vorrebbero riempirla col proprio, di pensiero.
L’unico che riescono a comprendere: il loro, o niente.
Digitale, facile.

Orso Grigio