DI GIOACCHINO MUSUMECI
DRAGHI TRAGICOMICO: dopo avere definito il Presidente turco “Dittatore necessario” aprendo una crisi diplomatica, per poi ringraziarne successivamente l’opera sui migranti, la crisi in Ucraina dissipa le nebbie e i malumori, Recep Tayyip Erdogan da dittatore diventa amico.
Eppure i metodi del presidente Turco non sono diversi da quelli di Putin: fa scomparire i propri nemici, arresta i parlamentari che non gli piacciono e considera i Curdi un accessorio da eliminare.
Ma va detto: la Turchia fa parte della grande famiglia Nato dove una sfilza di violazioni dei diritti umani e stragi dei Curdi sono acqua fresca. Insomma ci sono dittatori che piacciono ed altri che piacciono un po’ meno, popoli a cui manifestare solidarietà ed altri da ignorare. “C’est la vie, c’est la Démocratie!”
La nostra relazione col dittatore Turco si intensifica e Draghi lateralmente al vertice Nato di Bruxelles esamina le prospettive libiche.
E anche sulla Libia i paradossi non mancano: dopo aver tolto di mezzo il dittatore Gheddafi, classificato antipatico e meritevole di omicidio, oggi la Libia è per metà protettorato turco quindi gestita da un dittatore più simpatico e di tutto rispetto.
Questione d’Atlantismo, l’interventismo, le crociate Democratiche, le guerre chirurgiche per tutte le stagioni, di battaglie contro le invasioni, degli affari commerciali senza eguali, e guai a documentare oltre il limite concesso, diventi terrorista da rinchiudere per 150 anni.
Il tutto con l’entusiasmo di coloro che se scrivi post sul nazifascismo della Meloni ti applaudono ma se scrivi delle svastiche del battaglione Azov la prendono male e diventi come Assange, un pericolo da bannare.
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In foto: due stoccafissi rivitalizzati per l’occasione.
