DI GIANCARLO SELMI
Ciò che disarcionò Conte fu la miscela esplosiva di due fattori: i 209 miliardi (di cui ben 85 a fondo perduto), di Recovery che riuscì a portare a casa nello scetticismo generale, e la volontà di fare le cose per bene. Proprio così: le cose per bene.
L’Italia è un paese irrimediabilmente corrotto. Fra i più corrotti al mondo, forse ancora di più dei più arretrati paesi latino-americani. La corruzione in Italia è una nebbia finissima e fitta che avvolge tutto e, nel tutto, soprattutto la politica.
Il 90% della ricchezza nazionale è in mano a poche famiglie ed a pochi comitati di affari, caratterizzati, da sempre, da una bulimica cupidigia. Quelli che Scalfari chiamò, con un azzeccata definizione, “razza padrona”. Padrona di tutto, anche dei politici.
La repentina disponibilità, assicurata dall’Europa, di tanto, tantissimo denaro, fece scattare l’organizzazione di quello che Travaglio chiamò, poi, “Il conticidio”.
Si rendeva necessario rimuovere dalla gestione dei fondi, un uomo incorruttibile, dichiaratamente incline a politiche redistributive che avrebbero avvantaggiato il Paese e le imprese medio piccole, innescato il famoso “circolo virtuoso”, ma lasciato a bocca asciutta i comitati di affari suddetti. Quelli per i quali lavorano la maggioranza dei politici italiani, da destra fino al PD.
Opere di riassetto del territorio, edilizia scolastica, rinnovabili, avrebbero parcellizzato le opere pubbliche, distribuendo lavoro e ricchezza a piccole e medie imprese, ma avrebbero lasciato ai grandi consorzi meno di quanto avrebbero ottenuto se avessero attuato ciò che poi attuarono: la defenestrazione di Conte.
Venne sir Lagarto e mise subito in atto il piano.
Analizziamo punto per punto gli interventi più qualificanti dell’azione di governo del lucertolone:
Ristabilimento dei contributi all’editoria.
Rimozione del cash-back. Misura geniale che avrebbe fatto emergere gran parte dell’evasione fiscale, con risultati economici assolutamente positivi. Oltre ad offrire un ristoro semestrale alle famiglie italiane.
Sulla giustizia un capolavoro di disinformazione, con l’aiuto dei giornali appartenenti alla stessa razza padrona. L’Europa ci chiedeva una riforma della giustizia civile che permettesse processi più agili e veloci. Uno dei problemi che impediscono gli investimenti stranieri.
Draghi invece, decise di intervenire sulla giustizia penale, non abbreviando i processi, ma eliminandoli del tutto.
Per effetto di quella sciagurata riforma l’Italia è diventata il paese di Bengodi dei corrotti, esattamente il contrario di ciò che andava fatto, con e per l’arrivo di tanti soldi. Strepitosa la spiegazione: “così gli stranieri investono”.
E perché ad un investitore dovrebbe interessare il codice penale? Vengono ad investire o a delinquere? Verranno ad investire in Italia i narcotrafficanti, tutto fa brodo. Ma soprattutto fa brodo, nella gestione di tanti soldi, l’impunità.
Una riforma dell’Irpef che ha fatto ridere perfino i polli. Un esempio eclatante di come si possano buttare via i soldi, nel tentativo, riuscito, di togliere ai poveri per dare ai ricchi. Un pensionato al minimo la “bellezza” di 45 euro all’anno, un reddito da 240.000 euro 2.400 euro all’anno.
“Così facciamo girare l’economia”, ha detto un ministro, quello degli esteri, facendomi contorcere dalle risate.
La facciamo girare con i 45 euro all’anno del pensionato, un panino di più al giorno, forse nemmeno, perché i 2.400 andranno ad aumentare i già pingui conti correnti. Otto miliardi l’anno letteralmente gettati via. Lasciamo perdere il ministro, però il lagarto si dichiara un economista. O no?
Spedizione punitiva contro i percettori del RdC. Non sposta di una virgola la questione “furbetti”, però mortifica e metterà nei guai la platea degli ultracinquantenni. Quelli vecchi per trovare un lavoro e giovani per avere una pensione.
Grandi opere in cantiere: Praticamente il 90% del PNRR. Corruzione fatti capanna. Far west dei subappalti. Utili del 30% minimo garantito per i grandi consorzi che non faranno neppure il 10% delle opere. Roba vista e rivista. Fra 50 anni crollerà tutto, ma chi se ne frega.
Riassetto idrogeologico: non interessa. Che sarà mai qualche alluvione, qualche frana e qualche morto ogni tanto. Rinnovabili: e basta con questa storia (Romani 2012 docet)!
Esiste la reversibilità di questa tragedia? Esiste.
Sta tutta in mano e nelle ics di un popolo bue che, in tutta la sua storia, ha votato i “soliti” e che vuole continuare a farlo, facendosi sodomizzare da quattro gatti.
Gli stessi che da 40 anni la prendono per i fondelli, sempre gli stessi, eppure… I sondaggi, se confermati, restituirebbero la plastica immagine di un popolo di masochisti poco inclini a pensare.