A LEZIONE DI RETORICA

DI MARIO PIAZZA

 

Capisco lo spirito olimpico e corporativo di Panatta e Bertolucci che criticano duramente la decisione inglese di escludere i tennisti russi Medvedev e Rublev dal torneo di Wimbledon, ma se l’obiettivo che si intende raggiungere è l’isolamento di uno stato canaglia dal consorzio dei paesi civili disgraziatamente anche quello è un mezzo niente affatto trascurabile.
Mi viene subito in mente il Sud Africa dell’Apartheid dove il razzismo istituzionalizzato sconvolse la società dal 1948 al 1991.
Anche in quell’occasione fu decretato un embargo finanziario, economico, commerciale e sportivo. Immaginate una nazione in gran parte rurale con un numero di abitanti simile all’Italia ma disseminati su un territorio 5 volte più grande.
Non fu certo la sparizione delle Volvo dalle concessionarie a segnalare alla popolazione che qualcosa non stava andando per il verso giusto, a far digrignare i denti prima di rabbia e poi di autentica disperazione fu la scomparsa della Nazionale di Rugby dalle competizioni internazionali.
Lo abbiamo visto tutti nel film “Invictus”, quello che il film non ci dice è che a schierarsi contro le sanzioni che avrebbero messo fine a quella vergogna planetaria fu proprio il blocco anglo-americano nelle persone di Margareth Thatcher e Ronald Reagan, i predecessori di chi oggi sarebbe felice di spedire a Mosca non l’esclusione da un torneo ma direttamente qualche missile intercontinentale.
______________________________________________