SU PIAZZA DEL POPOLO SVENTOLA BANDIERA BIANCA

DI LIDANO GRASSUCCI

 

Piazza del Popolo a Latina la mattina è malinconica, poi è anche grigio. Indugio nella piazza per via di un Ordine supremo che ti ordina di imparare, anche se poi complica l’”imparamento” e ignora l’umano rapporto, ma così va il mondo in cui le persone non si sentono per come sono, ma si distanziano.

E sulla torre del Comune sventola bandiera bianca, la bandiera della Croce rossa come ci fosse bisogno di proteggere chi da lì esce dal nemico  che è fuori. Come un corridoio umanitario da una acciaieria dove vive una resistenza e una umanità che si perde.

Mi pare di stare in un paradossale mondo della fine del mondo, e nessuno ha l’audacia di dire “ciao come stai”. Siamo alla battaglia di Solferino degli umani sentimenti e non sono ferite da meno. Ciascuno ha la sua presunta presunzione, l’idea di indispensabilità in un mondo dove tutto passa, va via e l’acqua della cascata ieri impetuosa oggi è ferma in uno stagno.

Sul ponte sventola bandiera bianca
sul ponte sventola bandiera bianca

A Beethoven e Sinatra preferisco l’ insalata,
a Vivaldi l’uva passa che mi dà più calorie.
Uh! com’è difficile restare calmi e indifferenti
mentre tutti intorno fanno rumore

Canta così Franco Battiato di un mondo impersonale, distanziato. C’è una guerra in corso, una malattia che percorre il mondo e mette paura. E noi? Noi ci distanziamo, sventoliamo bandiera bianca, chiediamo pietà senza averne. Servirebbe umanità, dire ciao. Invece? Chiediamo aiuto alla Croce Rossa per un corridoio umanitario senza alcuna guerra, un corridoio umanitario dei sentimenti.

E’ grigia la piazza, la gente ci passa di corsa

Piazza, bella piazza
Ci passò una lepre pazza
Uno lo cucinò, uno se lo mangiò
Uno lo divorò, uno lo torturò
Uno lo scorticò, uno lo stritolò
Uno lo impiccò
Del mignolino ch’era il più piccino
Più niente restò

Claudio Lolli, Piazza bella piazza

Proprio vero che esiste un tempo per sognare le rivoluzioni ed uno che giunge tardi per vivere le delusioni. Ecco Damiano l’amico mio, ci facciamo un caffè, parliamo dell’amore di Gianni, del cammino di Enzo e di come quella volta alla vigilia del mondo abbiamo sognato ed ora siamo svegli. Sognavamo sul pennone del Comune la bandiera rossa, ora c’è quella della croce rossa

Qualcuno è andato per formarsi, chi per seguire la ragione
Chi perché stanco di giocare, bere il vino, sputtanarsi ed è una morte un po’ peggiore

Francesco Guccini, Osterie di fuori porta

Che bella sarebbe stata una rivoluzione, ma nelle teste, resta la delusione amara della banalità presente.

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