L’ITALIA, UN PAESE CHE VIVE DI CONTRAPPOSIZIONI

DI GIANCARLO SELMI

 

In Italia viviamo di contrapposizioni, tante, forse troppe. Perfino gli ingredienti di una ricetta, o la posizione da assumere bevendo il caffè, ci dividono. Alcune sono dettate dalle differenze ed arricchiscono culturalmente il paese, ma sono la minoranza, altre sono fini a sé stesse, stucchevoli, alimentate da ignoranza, supponenza, senso di superiorità, appartenenza acritica, disinformazione, incultura, molto spesso a razzismi di vario tipo.
Le contrapposizioni vedono due parti attive, tranne una che è completamente unidirezionale: quella dei ricchi contro i poveri, guerra ormai endemica nella società italiana.
Stranamente, da un trentennio ormai, i poveri si lasciano fare la guerra senza reagire. Guerre di poveri contro i ricchi non ce ne sono più. La povertà in Italia non è più una condizione, è un difetto. Chi non ha soldi è uno “sfigato”. Termine odioso e dispregiativo.
Ma tant’è, la cultura in Italia è tramontata con l’avvento di certa TV “commerciale” e la rincorsa, l’obiettivo dell’applicazione dell’intelligenza, il potenziamento delle facoltà cognitive, è stato abbandonato, sostituito dal potenziamento dei muscoli, dell’appuntamento con l’estetista. Palestre e creme di bellezza hanno definitivamente sostituito, nella lista della spesa degli italiani, libri e bei film.
Appena qualcuno cerca di riflettere, viene travolto, attaccato e massacrato da stuoli di “depensanti” replicanti lo stesso pensiero, le stesse parole, gli stessi “deconcetti”. Quasi sempre quelli uditi in televisione. Esercizio intellettuale, se così si può dire, passivo.
La contrapposizione più banale e stupida, ovviamente razzista, è quella fra nord e sud.
Durante la pandemia ha recuperato il suo antico (fetido) splendore.
La frase del bambino che, gioendo per la vittoria della sua squadra (il Cosenza contro il Vicenza, sud-nord), ha esclamato “lupi si nasce”, ha raccolto immediatamente la reazione di una supposta giornalista, una certa Sara Pinna, che ha sentito il dovere di difendere le sue terre, meno nebbiose della sua testa, rispondendo: “eh ma gatti si diventa sai? Intanto prima o poi venite in pianura a cercare lavoro ..”.
Bellissima la risposta del padre del bimbo:
“Nessuno invece nasce ignorante, alcuni ahimè decidono di diventarlo. Vorrei ricredermi e sperare che non sia il suo caso”.
Ecco, l’ignoranza, la madre di tutte le spiegazioni. Può un giornalista essere ignorante? Non dovrebbe ma può, in Italia spesso è. Si attendono scuse dalla fenomenale Sara Pinna e lettera di licenziamento da chi ha avuto la folle idea di assumerla.
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