DI GIOACCHINO MUSUMECI
Il movimento 5 Stelle non è più la forza di maggioranza relativa, è ora di guardare i fatti: coi dimaiani all’interno del movimento la forza pentastellata era inibita dai governisti, come s’è evidenziato in occasione delle presidenziali. Era dunque acclarato che Di Maio avrebbe scisso il Movimento, il suo governismo del trasformista sarebbe diventato presto un serio problema.
Aver sottovalutato la questione per ulteriori sei mesi ha eroso la fiducia degli elettori sull’efficacia del Movimento che dalla caduta del governo Conte 2, spiace dirlo, si è progressivamente disfatto.
Ragioniamo sull’oggi e ammettiamo che si debba votare per la sopravvivenza del superbonus o del Rdc. Numericamente il Movimento è insufficiente a sostenere una battaglia vincente, come l’Ucraina senza assistenza soccombe, il Movimento deve sperare continuamente nell’avvallo dell’intero Pd oltre naturalmente dover trattare con Luigi di Maio, oggi dichiaratamente Draghiano quindi dichiaratamente favorevole a smantellare le norme criticate da Draghi. Vogliamo essere realisti o no?
Al di là si astrattismi che non mostrano utilità, Il Movimento costantemente in difesa, pressoché impotente davanti al prossimo, e avverrà, annichilimento delle proprie conquiste a che serve?
Le prospettive di risultati concreti nel governo Draghi, sono pressoché azzerate e partecipare all’operato di una convention lobbista, che manovra dichiaratamente contro gli interessi della maggioranza di cittadini e difende a spada tratta la minoranza di confindustriali, è un suicidio.
Uscire dal Governo sarebbe una dichiarazione definitiva di forza perché se la scissione ha liberato Conte dall’ostruzione dei dimaiani, non l’ha liberato dalla trappola della mistificante responsabilità istituzionale che tutto guarda escluso i cittadini, unici soggetti a cui si debbano spiegazioni.
Uscire dal governo costringerebbe FDI a svelarsi perché se azzardasse l’ipotesi di entrare in maggioranza perderebbe il 25 % dei consensi.
Abbandonare la maggioranza metterebbe la palla nelle mani di Conte e distruggerebbe le aspettative del nuovo partito dimaiano, abbandonato alle manovre di palazzo o a eventuali elezioni anticipate mortali per diversi soggetti politici.
Credo che bisognerebbe valutare di abbandonare Draghi senza alcun rimpianto.