RAMPINI: “CANEA DEI PUTINIANI CONTRO ERDOGAN”

DI GIANCARLO SELMI

 

Ci sono tanti modi per esprimere il proprio parere, o meglio, difendere gli interessi di chi ti paga.
Difendere un campo a qualunque costo, sacrificando logica ed anche, in parte, il proprio passato, le proprie precedenti posizioni, dichiarazioni, perfino indignazioni.
Ma il cinismo proprio no, non è accettabile, è una variante rivoltante dell’egoismo, della più bieca autoreferenzialità.
Ci sono vari modi per rendersi odioso. Beh, penso che questa versione mediocre e pochetta di Larry King abbia scelto la peggiore. E a testimoniarlo sono i crampi che si fanno sentire, d’incanto, nel mio stomaco, ogni volta che ascolto le sue ignobili argomentazioni e che vedo, mi si perdoni il “bodyshaming”, la sua brutta ed incartapecorita faccia.
Sta cercando disperatamente di promuovere un libro che parla di un presunto “suicidio dell’occidente”. Di un occidente superiore e culla di democrazia, che si starebbe suicidando, secondo lui, perché qualcuno esercita l’eretico esercizio dell’obiezione. Perché bisognerebbe essere d’accordo con tutto ciò che viene dai suoi padroni amerikani, a prescindere, ed il non farlo è un suicidio.
Siamo superiori, dice o fa intendere, non esserne consapevoli ed essere dissenzienti, equivale ad un harakiri. Uno strano concetto di democrazia, quello dell’uomo con capelli cotonati, tenuti in su da 16 litri (o chili) di lacca, e con bretelle tono su tono.
E per difendere questo strano assioma, insieme alle vendite del suo libercolo ed alle ragioni dei suoi amici gringos, è capace di qualunque intollerabile e rivoltante dichiarazione.
Lo fa con una insopportabile erre moscia, dichiaratamente figlia non di un movimento strano della lingua, ma di una costante dimostrazione di superiorità, forse di una educazione, di una cultura della superiorità.
Mi piacerebbe farlo vivere, per qualche tempo, con la paura delle guardie di Erdogan che lo braccano per gasarlo. Prima di mandarlo a raddrizzare banane , e fare, finalmente, qualcosa di utile.
O meno dannoso.
Foto in copertina dal Fatto quotidiano