DI ORSO GRIGIO
Io credo che la destra si possa battere, ne sono convinto.
Però proponendo altro, un programma diverso, nato da idee diverse, contrapposte a quelle della Meloni. Non per vezzo o per opportunismo elettorale, ma per sostanziale differenza, perché noi siamo fatti in un altro modo e con questo suo nuovo fascismo, frutto dell’ignoranza più becera e perfino più subdolo di quell’altro, non abbiamo e non vogliamo niente in comune.
E chi vota dovrà averla ben chiara, quella differenza, prima di scegliere legittimamente da quale parte stare.
Invece Letta, per battere la destra, ne metterà in piedi un’altra, con dentro tutti, da Renzi a Calenda, da Speranza, a Brunetta, Di Maio, Bonino, frattaglie di forza Italia e magari qualche scampolo di sinistra vera. Forse avrà il pudore di non presentare proprio il listone unico con le stimmate di draghi come simbolo, ma la sostanza sarà questa, e comunque ci saranno raggruppamenti e accrocchi tali, ci sono già, da ustionare lo scroto, visto che a qualcuno serviranno solo per superare lo sbarramento previsto dalla legge elettorale.
Ci diranno che lo fanno per il bene del paese.
Secondo voi?
Il nostro sapiente Letta, che con un triplo salto mortale sulla vergogna è riuscito perfino a definirsi di sinistra, che sarebbe come se Alberto Tomba si definisse un attore o se Calenda si proponesse come presidente del consiglio, chiede voti sventolandoci davanti lo spauracchio Meloni, ma è una scusa di comodo, perché in realtà nascondersi dietro il vessillo di questa crociata gli permetterà di non proporre un programma vero, e del resto come farebbe ad accontentare tutta la razzumaglia che si porterà dentro?
Così il suo unico manifesto politico sarà battere la destra, ma non certo essere migliore.
Certe reunion, l’ipocrisia delle dichiarazioni, gli squallidi tentativi di rioccupare le poltrone perdute sono piuttosto miserabili, ma i nostri politici sono così, li abbiamo votati noi anche se a volte sembriamo esserne diversamente consapevoli.
E infatti non è letta a stupirmi. Sappiamo bene chi è, e credo che saremmo tutti d’accordo nel rimandarlo da dove è venuto, magari con vista panoramica sulla Torre Eiffel e senza passare dal via.
Quello che invece mi stupisce e mi spaventa, oltre a farmi indignare come un lupo della Mongolia meridionale è che a sinistra non si muova niente di serio, e chi si muove va dalla parte sbagliata (spero che abbiate apprezzato il tentativo di moderare il linguaggio).
Calma piatta, rassegnazione, impotenza, paura anche lì di perdere il posto… o cosa?
E allora, visto che amo parlare a chi non ascolta, a Sinistra Italiana, Leu, Possibile, Comunisti, e gli altri che coltivano ancora certi frutti ormai proibiti, o almeno vogliono farci credere di farlo, vorrei chiedere cosa pensano di fare per cambiare le cose, ammesso che gli importi davvero di farlo.
Insomma: qual è il programma?
Rientrare col capo cosparso di cenere al servizio di Letta? Allearsi con Adinolfi come sta facendo Rizzo? Formare improbabili liste incasinate già a partire dal simbolo? O ancora cantarvela e suonarvela da soli e giocare alla politica inutile coi pochi voti sparpagliati che prenderete, in ossequio al vostro sterile edonismo? Ma davvero vi basta il vostro circolo di durezza e purezza dove disquisire dei massimi sistemi mentre il mondo va a puttane?
Non credete che sarebbe il caso di fare qualcosa di più? E di meglio?
C’è un terzo polo che in questo paese ha davanti praterie sconfinate che nessuno cavalca, dove elettori delusi brucano stancamente erba sempre più amara.
Non parlo di numeri, sia chiaro. Non mi importa quanti siano.
Io parlo di qualcosa di più, e di meglio.
Parlo di quell’erba.
Parlo di Sinistra, di equità sociale, di Scuola e Salute come priorità totale, di pagare il lavoro dei giovani per quello che vale senza legiferare trappole per fregarli, perché nessuno più di loro ha diritto al futuro, e con le elemosine di Stato non lo potranno mai costruire.
Parlo dei cancelli delle fabbriche che chiudono, dove ci vanno le tv per fare spettacolo coi loro stupidi talk, ma non ci vedo mai un politico.
Parlo delle piazze da riempire perché la protesta passa solo da lì e da nessun altro posto, non certo dai social dove ci hanno intrappolato come mosche sotto un bicchiere perché non rompessimo troppo le palle.
Parlo di etica, di morale, di uguaglianza sopra qualsiasi altra condizione di razza, sesso o religione.
Parlo di diritto alla vita, ma anche di diritto alla morte, quando la Vita non c’è più.
Parlo di famiglia dove si condivida un amore e lo si provi per i propri figli, chi c’è c’è.
Parlo di togliere a chi ha troppo e dare a chi non ha un cazzo di niente perché non è normale che, con qualsiasi governo ci sia toccato, i ricchi siano sempre di più e i poveri anche.
Parlo di salari e pensioni, che se siamo gli ultimi in Europa ci deve essere un perché.
Parlo di tasse da pagare e non di evasori da condonare.
Parlo di pezzi di merda da tenere dentro e buttare la chiave, e non di rallentare i processi in attesa che scatti la prescrizione.
Parlo di diritti e di regole.
Parlo di rispetto.
Parlo di libertà.
Parlo di un’informazione libera, e non di Istituti Luce che ci hanno infestato il cervello, ognuno al servizio di un padrone e tutti insieme al servizio del padrone di tutti.
Parlo di Europa e Patto Atlantico, che se proprio decidiamo di restarci che sia almeno con pari dignità e non da servi a prescindere, sottomessi a un presidente stordito e guerrafondaio, quali siamo diventati, nonostante le fiamme di Draghi, che più che altro hanno incenerito noi.
Parlo di pacifismo, quello vero, e di finirla con la scusa delle guerre per difendere la pace, quando invece il solo motivo è quello di vendere armi e farle vendere agli americani che poi, col ricavato, ci eleggeranno il prossimo presidente, ancora più stordito di quello prima. Per loro è la prima voce di bilancio, ma ci difendiamo anche noi, che infatti non ci mettiamo nemmeno l’Iva, per venderle meglio.
Parlo di tutti gli stronzi come me che da anni non hanno nessuno che li rappresenti, e che sono così presuntuose da pensare che le loro idee meriterebbero di più.
Parlo di appartenenza, cazzo!
Parlo di quella stramaledetta appartenenza che ti fa sentire parte di qualcosa, invece di un impotente pulviscolo di niente.
Ma cosa vi è successo a tutti? Come siete finiti? Dove? Perché?
E vaffanculo le percentuali. Qui non si tratta di vincere. Chi ha ambizioni di questo tipo, o le ha avute, sarà destinato sempre a perdere, ma le vittorie più grandi le abbiamo ottenute con i movimenti, ancora prima che con i partiti, e quando non abbiamo governato.
È governando che ce le siamo giocate, calpestandole. Sputtanandole. Distruggendole.
Qui si tratta di crederci. E di provarci, per dimostrare che vivere serve a qualcosa.
Io non sono politico, non sono analista, né filosofo né intellettuale. Io non sono niente di nessuno. Sono solo un quasi.
Ma questa mancanza di un progetto comune mi spaventa, non è normale. È contronatura.
Ognuno con la sua merendina a farsi il suo picnic nel giardinetto di casa.
Per carità, buona fede e buone intenzioni per tutti, ma non serve a niente.
Non c’è un respiro comune, non c’è unità, solo piccoli rivoli che si prosciugheranno ancora prima di bagnarsi con altra acqua.
Quel terzo polo di Conte poteva essere il cantiere dove costruire qualcosa che somigliasse a un’ipotesi di Sinistra, di certo più credibile e vera della brodaglia di Letta. Ognuno con le sue idee, con la sua dignità, con la sua forza, ma ognuno disposto a mettersi in gioco e a rinunciare a qualcosa, con più coraggio e meno egoismi.
E invece non si farà niente.
Conte non sembra essere quello giusto per proporre una cosa del genere.
Io so che molti di voi hanno una fede totale e incrollabile in lui, lo vedo da come reagite, o non reagite, quando avanzo qualche provocazione o qualche critica nei suoi confronti.
Lo capisco, lui è di certo una brava persona e ho detto più e più volte della mia stima per lui, ma non mi basta. Non ho più tempo per le prove.
Se non siete di sinistra e vi basta essere tifosi di una persona per bene, va bene, è la vostra scelta.
Ma io sono di Sinistra, e ho bisogno di altro.
Lo so bene, siamo un paese di destra e so che a dar retta all’Istituto Luce, e anche ai numeri degli inutili sondaggi dello stesso Istituto, per una formazione che si ispiri alla Sinistra come la intendo io non c’è scampo, ma credo anche che le cose non siano come vorrebbero farcele credere quelli del corriere della sera, de la repubblica e de la stampa. C’è un’altra verità, per fortuna, quella delle persone, di quelle che non voteranno le tre grazie e soprattutto di quelle che non voteranno affatto, e che fra un paio di mesi avrebbero potuto invece dire la loro e andare bellamente in culo a chiunque.
Poi sarebbe stato divertente farselo raccontare dai maratoneti di Mentana. Chissà il sudore di De Angelis.
Ma finirà in tutt’altro modo.
In questa pratica assurda di scegliere il meno peggio vincerà la destra, il pd sopravviverà e Conte non arriverà alla doppia cifra.
E si parlerà ancora di appoggi, di ago della bilancia, di mediazioni, e il solito bla bla bla…
E sarebbe pure l’ipotesi migliore, perché vorrebbe dire che le tre grazie non avranno avuto la maggioranza assoluta per governare da sole.
In ogni caso, come al solito, tutti avranno vinto.
E noi avremo perso tutto.
Lo so cosa pensate, cosa scriverete nei commenti, che di politica non ne capisco niente, che sono fuori dal mondo, che guardo troppi film e faccio troppi sogni.
Certo, avete ragione: non ne capisco niente, anche se non mi sembra che quelli che ne capiscono facciano meglio di me, e avete ragione anche sul resto: vivo su un altro pianeta.
Ma dal pianeta dove vivo continuo a pensare che al vostro pianeta serva uno shock, un trauma, un big bang, serva di cadere sfracellati al suolo per potersi finalmente rialzare e capire da quella musata che le cose dovranno cambiare..
Che almeno questo nuovo fascismo serva a questo.
La ricerca del meno peggio non mi appartiene e non mi basta più.
Non ho tempo.
Avrei voluto battermi in questa campagna elettorale, speravo che si formasse qualcosa di simile a quello che ho descritto e poter dare una mano per quello che potevo, ma avrò più tempo per la musica.
Perciò lascio perdere e per onestà nei vostri confronti vi dico che non voterò, non fino a quando non ci sarà qualcuno ad ascoltarmi, a sostenere le mie idee.
Le nostre, idee.
Votare è un diritto, non un obbligo.
Sono stato un po’ lungo e vi chiedo scusa, ma tanto adesso vi lascio soli per un po’ e avrete tempo di leggere con calma, se vi va.
Vi lascio anche una foto, poi non dite che non vi voglio bene.
Fate i bravi.