DI PIERO ORTECA
Tra Brexit e Boris, pandemia e Ucraina, la banca centrale britannica prevede il peggio per l’economia dell’isola che voleva tornare impero staccandosi dal continente europeo. Ora, crisi planetaria, Bank of England porta il costo del denaro nel Regno Unito ai massimi dal 1995 e prevede recessione sino a fine 2023.
Guai economici e crisi politica con i conservatori al governo che devono trovare un erede dopo Johnson per gestire simile catastrofe. O perdere clamorosamente le elezioni.
Noi, dal continente, oltre a umani sentimenti di rivalsa, non abbiamo però molto di cui gioire.

Gran Bretagna piange Eurozona non ride
Rapporto della Banca d’Inghilterra, la BoE, senza pietà: entro la fine dell’anno l’inflazione batterà tutti i record, arrivando almeno al 13%. Trasformando così l’ex impero britannico in una specie di repubblica sudamericana. E non è finita qui. Perché, visto l’inarrestabile rialzo dei prezzi, la BoE ha dovuto alzare il costo del denaro: tassi, fino all’1,75%. Scossa per raffreddare l’inflazione che fa prevedere ulteriori (e dolorosi) interventi. Gli esperti dicono che già nell’ultimo trimestre dell’anno sarà recessione. E il Pil inglese, dopo trionfi vaticinati grazie alla Brexit, farà un tonfo definitivo anche nel 2023.
‘Sistema Paese’ scardinato
Certo, ci si aspettava che il sistema-paese di Sua Maestà reagisse meglio alla crisi, anche perché la Banca d’Inghilterra era stata la prima, tra tutti gli istituti centrali di emissione, a percepire i rischi delle attuali turbolenze finanziarie. Ma, l’uscita dall’Unione e una governance affidata a Boris Johnson che giocava a fare il “caudillo descamisado”, hanno squilibrato il sistema produttivo e sociale. Quella inglese è una lezione che va tenuta a mente da altre realtà, dove si vivono problemi simili.
Bank of England e BCE, politiche contrapposte
Il Governatore della BoE, Andrew Bailey, ha chiarito che se non si fosse attuata una stretta monetaria “in futuro sarebbe andata decisamente peggio”. Cioè, Londra è stata obbligata a fare una scelta di pura dottrina economica, laddove invece la BCE, a Francoforte, si ostina a essere condizionata da veti incrociati, di natura esclusivamente politica. Questo spiega l’inspiegabile: ovverossia la marcata differenza tra la gestione della crisi finanziaria fatta dalla Federal Reserve americana, dalla Bank of England e dalla Banca Centrale Europea. Naturalmente, sotto accusa, in primo luogo, l’alterazione della catena di approvvigionamento delle materie prime, a cominciare da gas e petrolio. Un fenomeno causato dallo shock pandemico, dalla parziale ripresa post-covid e, soprattutto, dall’invasione russa dell’Ucraina.
Crisi sociale inglese
L’impatto sociale della crisi finanziaria inglese è pesante. Già a partire da ora i mutui-casa a tasso variabile aumenteranno di circa 60 sterline al mese. Ed è solo l’inizio. Entro la fine dell’anno il balzo potrebbe essere di 132 sterline. Denaro più caro significherà meno investimenti e, per la proprietà transitiva, calo dell’occupazione. Questo potrebbe portare lo Stato a indebitarsi maggiormente, per sostenere programmi di welfare d’emergenza. Che comunque non rientrano nelle corde dell’attuale governo conservatore.
Più debiti e meno spesa
Tassi più alti, insomma, vuol dire debiti più impegnativi e, contemporaneamente, revisione dei budget di spesa. Questo significa che i consumatori inglesi cominceranno a tagliare, massicciamente, gli acquisti “voluttuari”, favorendo il calo dell’inflazione, ma deprimendo anche l’economia. Che comincerà a comprimersi a macchia di leopardo. Rebecca McDonald (Rowentree Foundation) prevede che l’inflazione “colpirà molto duramente soprattutto le famiglie a basso reddito”.
Tensioni sociali
Il segretario al Lavoro del ‘governo ombra’ laburista, Jonathan Ashworth, ha pronunciato parole di fuoco contro il governo del dimissionario Boris Johnson: “Ci sono famiglie e pensionati in tutto il Paese che, questa mattina, leggendo le notizie resteranno letteralmente terrorizzati”. Il problema vero, dicono gli esperti, è che trascurare l’inflazione può significare vedersela scappare di mano. A quel punto bisogna intervenire drasticamente e le terapie sono dolorose e impopolari. Tali, comunque, da poter generare imprevedibili conflitti sociali.
Boris, questione di stile
Il Cancelliere dello Scacchiere (Ministro del Tesoro) Nadhim Zahawi e Boris Johnson sono stati pesantemente criticati, rivela la BBC, “perché erano in vacanza” mentre la Banca d’Inghilterra rendeva pubblico il suo rapporto, ritenuto da tutta l’opinione pubblica britannica un vero e proprio bollettino di guerra. Faisal Islam, economic editor della BBC, parla di “Paese sotto shock” per le devastanti previsioni della Banca d’Inghilterra. L’esperto le definisce come “la più lacerante delle sirene d’avvertimento” , che fischia mentre l’inflazione raggiunge livelli “che non conosceva da 42 anni”.
‘Peggior caduta del tenore di vita degli ultimi 60 anni’
Il dubbio amletico è sempre lo stesso ed è quello che ha afflitto Jerome Powell alla FED e Christine Lagarde alla BCE: comprimere il rialzo vorticoso dei prezzi, anche a costo di cadere in recessione? Ma quando è troppo è troppo. La risposta la dà, lapidario, il titolo del Financial Times: “La Banca d’Inghilterra aumenta drasticamente i tassi e avverte di un’inflazione al 13% entro la fine dell’anno”.
“E per non lasciare margini a dubbi, il prestigioso quotidiano britannico aggiunge: “Il Regno Unito deve affrontare una prolungata recessione e la più grande caduta del tenore di vita degli ultimi 60 anni”.
Di Piero Orteca
Da:
6 Agosto 2022