DALLA PADELLA ALLA BRACE

DI ALFREDO FACCHINI

 

Per non tradire le sua fama di falco si è fatta scattare una foto a bordo di un carro armato dell’esercito britannico di stanza in Europa orientale.

Lei è Liz Truss, ormai, ex ministra degli Esteri, che domani prenderà il posto del dimissionario Boris Johnson. Sarà la terza donna nella storia del Regno Unito a ricoprire questo ruolo, dopo Margaret Thatcher e Theresa May (tutte del partito Conservatore). L’ha spuntata contro l’ex ministro delle Finanze, Rishi Sunak.

Elizabeth Truss, 47 anni, detta Liz, ha plasmato la sua figura pubblica ad immagine e somiglianza della “lady di ferro”, che ha imperversato per oltre un decennio privatizzando tutto il possibile ed emarginando sindacati e lavoratori.

Anche la “lady Truss” non vorrà essere da meno. Ha già annunciato di voler tagliare le tasse ai ricchi e da ultra-liberista si oppone alle tasse ai giganti di petrolio e gas dopo i colossali utili degli ultimi trimestri: “I tentativi di redistribuire ricchezza sono responsabili della crescita flebile del Regno Unito, negli ultimi anni intorno all’1%. Dobbiamo liberare il potenziale della nostra economia”.

Sposata e con due figlie adolescenti, Truss ha lavorato come economista per il colosso del petrolio “Shell” e per l’azienda di telecomunicazioni “Cable and Wireless”, e per un think tank di destra.

Da ministro degli Esteri parlava così: ”Pronti a tutto in Europa e a Taiwan. E Putin la pagherà”. Tanto da spingersi ad affermare nel corso di un incontro a Birmingham con gli iscritti Tory: ”Sono pronta a premere il pulsante nucleare della Gran Bretagna, se necessario, anche se ciò significasse l’annientamento globale”.

Ecco il commento del ministro degli Esteri russo, Serghej Lavrov, a colloquio con il capo del Foreign Office, nel febbraio scorso: ”E’ stata come una conversazione tra un muto e un sordo”.

È probabile che la sua luna di miele politica duri meno del previsto, viste le beghe che sarà chiamata a smazzare: un autunno di scioperi, il conflitto in Ucraina che non mostra segni di allentamento e le grane con Bruxelles sulla Brexit.

Insomma da Boris Boris Johnson a Liz Truss: dalla padella alla brace.