DI ANTONELLO TOMANELLI
Il nostro peggior timore si è realizzato. Liz Truss è il nuovo primo ministro del Regno Unito.
Terza donna premier dopo Margaret Thatcher e Theresa May, è sicuramente la peggiore. Darà una sforbiciata alle tasse sulle classi abbienti affossando lo Stato sociale, e manganellate sui lavoratori che reclameranno diritti, tanto che i meno fortunati finiranno per rimpiangere la Lady di Ferro degli anni ‘80. E nemmeno in Irlanda del Nord si ride.
Nata a Oxford nel 1975, fu cresciuta nel più convinto anti-thatcherismo da due genitori di estrema sinistra, che se la portavano a ogni manifestazione contro il nucleare. Ma qualcosa deve essere andata storta, se oggi è pronta a lanciare l’atomica contro la Federazione Russa.
Qualcosa di sinistro aleggia in Europa. Alcune new entry, rigorosamente donne, hanno spazzato via, senza remora alcuna, radicate tradizioni di solidarietà e di pace, ostentando una inedita indifferenza verso i più deboli e issando bellicosi vessilli sui palazzi governativi.
Le due premier scandinave Magdalena Andersson e Sanna Marin, per esempio. Giovani, innamorate perse della Nato, pur di farsi possedere da Washington hanno con raro cinismo svenduto i Curdi a Erdogan, che non vede l’ora di buttarli nelle patrie galere, salvo la seconda rivendicare il suo diritto al divertimento tra concerti metallari, serate alcoliche e balli con strusciate.
Toni marziali accompagnano i loro discorsi pubblici, ai quali si è presto unita dall’Estonia un’altra donna, Kaja Kallas, proponendo la più grande discriminazione di massa della storia moderna nei riguardi dei cittadini russi, che devono smetterla di fare i turisti in Europa e incominciare a provare il sano terrore di un attacco nucleare.
I media europei sembrano le aule di un corso di laurea in russofobia. Una cosa che nemmeno ai tempi della crisi dei missili di Cuba si era vista. E insegnano ad amare un paese come l’Ucraina, sul quale imbarazzanti rapporti continuano a convergere sulle scrivanie di Amnesty International e dell’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani.
Vengono adottate sanzioni che nemmeno li tangono i Russi, che possono fare a meno dei nostri vini, mobili, vestiti, scarpe, automobili, macchinari vari, ma chi li produce non dei loro otto miliardi di Euro annui. Si continuano a dare armi all’Ucraina, che hanno l’unico effetto di rallentare, ma non fermare, la cauta avanzata russa. Con cifre a cinque zeri che incominciano ad affiorare sui morti ucraini, che nonostante tutto continuano a fidarsi di un pagliaccio come Zelensky.
Se sommiamo questo esercizio di puro masochismo alla natura della coalizione occidentale, la più guerrafondaia che sia mai esistita, serpeggia il timore che questa storia finirà nel peggiore dei modi. E la nomina a primo ministro di una donna come Liz Truss non è un buon presagio.