Putin fra i generali

PUTIN: LA RESA DEI CONTI

DI ANTONELLO TOMANELLI

REDAZIONE

 

 

È il più cattivo dei presagi il discorso di Putin alla Federazione Russa. In quelle parole, l’operazione militare speciale e il confronto a distanza con la Nato diventano la trasposizione della Grande Guerra Patriottica e della lotta contro il Nazismo, con il richiamo di 300 mila riservisti. Uno come Putin non andava provocato.

I referendum nel Donbass, il cui esito è scontato, segnano un punto di non ritorno. Con il Donbass incorporato, anche il volo di una pallottola spuntata diventa un attacco alla integrità territoriale della Federazione Russa.

Se si attacca il Donbass, si attacca la Russia.
Ciò pone Putin nelle condizioni di poter optare per la guerra totale, utilizzando armi di cui non voglio nemmeno menzionare la tipologia. E dato che la Nato non resterà a guardare, possiamo immaginare quale potrà essere, a medio-breve termine, il futuro di noi e dei nostri figli.

Un sentito ringraziamento va alla Nato e a Washington, che nel corso degli ultimi 25 anni non hanno trovato di meglio da fare che bullizzare la Federazione Russa, come cresciuti ragazzotti che si divertono ad accerchiare e sbeffeggiare un disabile, senza supporre, nella loro colpevole ignoranza, che la sua era una malattia reversibile.

Un altro ringraziamento va ai nostri leader europei, che mentre con rara fedeltà ascoltavano in ginocchio ogni parola degli USA, hanno fatto orecchie da mercante quando Putin chiedeva che la Nato non sconfinasse almeno in Ucraina, dopo essersi fagocitata tutto l’ex Patto di Varsavia e anche qualcos’altro. I protocolli di Minsk, in sostanza, stabilivano questo.

Ma chissenefrega di un accordo internazionale firmato, tanto quello è un disabile, almeno così ricordo. Possiamo continuare a provocarlo e a prenderlo per il culo, magari pure ridergli in faccia, e magari anche accogliere in Europa un Paese guidato da un’accozzaglia di furfanti come l’Ucraina, tanto per fargli un altro dispetto.

E come escludere dai ringraziamenti uno come Mario Draghi, il migliore dei migliori, quello che ci doveva salvare, il pompiere che usa benzina per aiutare gli abitanti del condominio in fiamme. La sua devozione a Washington, di cui ha copiato iniziative e proclami guerrafondai, ci ha fatti diventare agli occhi della Russia un bersaglio legittimo. Idea geniale, con tutte le basi Nato che teniamo disseminate in Patria. Chissà dove sarà lui quando la Russia deciderà di spedirci con posta prioritaria i suoi confetti ad alto impatto ambientale. Non siamo al cinematografo, pezzo di cretino.

Un ultimo ringraziamento va ai nostri eroici giornalisti, che per mesi, per anni hanno condotto una strenue battaglia contro il più pregnante dei doveri deontologici, quello di verità, come fosse una neoplasia del midollo spinale. A loro vanno anche i più sinceri complimenti per la dimostrata capacità di autosottoporsi ad un così delicato intervento chirurgico, dandosi la possibilità, in questa partita della morte, di inginocchiarsi persino al cospetto dei portatori d’acqua della squadra titolare.

.