La Russia che mina le acque di Odessa, così da non poterla raggiungere via mare. La Russia che bombarda la centrale nucleare di Zaporizhzhia, già sotto il suo controllo. E ora, la Russia che si buca da sola il condotto del Nord Stream, l’enorme gasdotto che nasce a Vyborg, attraversa i 1.200 km del mar Baltico e termina a Greifswald, in Germania. Una mostruosa struttura che porta ogni giorno nelle casse di Mosca un miliardo di Euro.
Con questa fanno tre. Una terna agognata da chi ci crede, e che per ignavia intellettuale non riesce ad abbandonare le trincee segnate dal sistema e bombardate dalla Propaganda, rimanendo intrappolato nella sua condizione di scemo di guerra in tempo di pace.
Per mesi Putin è stato dipinto come l’inverecondo ricattatore che gioca ad aprire e chiudere il gas, il sadico che gode nel prospettarci lo spettro di un gelido inverno e di un’economia in serrata. Ora il cinico calcolatore, non si capisce perché, perde la testa e si priva della sua miglior arma di ricatto. Anziché continuare ad utilizzarla modulando strategicamente il flusso del gas, se ne disfa. Torna il proverbiale masochismo dei Russi, già manifestato a Odessa e Zaporizhzhia.
Già questo basterebbe per darci un’idea delle dimensioni della bufala che vorrebbero propinarci. Ma se aggiungiamo alcune semplici considerazioni, capiamo che media e governanti ci credono incapaci di distinguere un lingotto d’oro da una mattonella.
Alcuni parlano di un quintale di tritolo piazzato da uomini rana, il doppio del quantitativo usato nella strage alla stazione di Bologna. I più temerari parlano di un sommergibile russo che ha sganciato un siluro contro la struttura, in uno specchio di mare saturo di navi da guerra. Tutto questo i Russi l’avrebbero fatto a meno di dodici miglia nautiche dall’isola di Bornholm, dunque in acque territoriali della Danimarca, che è membro della Nato.
In una porzione di mare controllatissima, su cui lo Stato costiero esercita una sovranità piena. Deve solo consentire il cosiddetto «diritto di passaggio inoffensivo» alle navi straniere, anche militari, purché si limitino soltanto a passare, su rotte concordate.
Per dare un’idea, l’art. 19 della Convenzione di Montego Bay considera offensivo, fra i tanti, il comportamento di una nave straniera che pesca senza permesso in acque territoriali. E se ogni passaggio offensivo legittima lo Stato costiero ad usare la forza, si comprende l’estrema gravità e la scarsissima credibilità del comportamento attribuito alla Russia, che avrebbe rischiato il massimo per colpire se stessa.
È poi risaputo che gli USA hanno sempre visto, fin dagli albori del progetto, il Nord Stream come il trait d’union tra Russia ed Europa, quindi come il fumo negli occhi. Tanto da far trasalire anni fa il mite sindaco tedesco della cittadina di Greifswald, quando si vide recapitare una lettera di tre senatori del Congresso USA, che gli intimavano di revocare l’autorizzazione all’attracco delle navi russe che sbarcavano materiale e forza lavoro per la costruzione dell’imbocco del gasdotto su suolo tedesco. E propinando al mondo le imbarazzanti dichiarazioni di Biden, che in una conferenza stampa minacciò di porre fine al Nord Stream se la Russia avesse invaso l’Ucraina. Dichiarazioni esplosive, ma che le nostre tv si guardano bene dal mandare in onda.
A questo punto, chissà quanto lo pagheremo lo scadente ed ammorbante gas liquido che gli americani, in un raro slancio di solidarietà, hanno assicurato di volerci consegnare in futuro a quadrilioni di tonnellate, ma al prezzo legato agli umori del listino di Amsterdam. Solo lo scemo di guerra in tempo di pace non arriva a capire cui prodest questo gravissimo atto di sabotaggio.
Che più che danneggiare la Russia, fotte noi europei, colpevoli di aver tentennato un po’ troppo nel rifiutare il buon gas di Mosca a prezzi stracciati. Come dire: se non riesci ad impiccarti, sarò io a strozzarti.