DI VIRGINIA MURRU
Si parla in lungo e in largo dei rapporti di amicizia tra l’ex premier Silvio Berlusconi e il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin. Un’amicizia di lunga data, un nutrito repertorio di foto ne testimonia la convergenza sul piano personale, politico, e col tempo ideologico, non esclusa l’inclinazione di entrambi al business. Qualcuno li ha anche definiti ‘i gemelli diversi’.
Ronald Spogli, ambasciatore Usa in Italia durante l’amministrazione Bush (2005-2009), in un rapporto che all’epoca trasmise poi a Washington, così definì l’amicizia tra i due statisti:
“Due tycoon-oligarchi, con relazioni personali che scavalcano le istituzioni dei loro Paesi, Vladimir Putin e Silvio Berlusconi, i quali hanno trovato un tramite nel settore energetico per un business comune. Eni e Gazprom sono diventati il centro dei loro interessi condivisi”.
Proprio così, del resto l’occhio dell’”aquila” difficilmente sbaglia mira nella lettura della realtà politica. Gli Usa, anche tramite le ambasciate, hanno sempre trovato il modo di arrivare al capolinea e all’essenza delle cose, oltre la superficie delle apparenze.
La vodka a volte stordisce. Quelli che la evitano a quanto pare hanno una buona e lucida memoria dei ‘tempi che furono’. Tempi allora solo ‘sospetti’ (il riferimento è a R. Spogli). Certamente lo scenario geopolitico non era quello di oggi, e Putin in patria era poco meno di un’icona, destinata con gli anni a diventare miraggio.
Oggi i russi, consapevoli della dittatura e del clima di oppressione instaurato dal Cremlino, preferiscono sfrecciare oltre confine: è un popolo che non si sente più al sicuro, nonostante ad essere teatro di guerra non sia la Russia, ma l’Ucraina, nazione aggredita, con un assetto politico democratico, e lo sguardo rivolto ad Occidente, sua imperdonabile colpa. O meglio uno degli alibi esibiti dall’attuale Politburo di Mosca, che ha scatenato il sanguinoso conflitto.
Si allude alla vodka in quanto è stato proprio Berlusconi, nel corso delle elezioni dei capigruppo alla Camera, a confidare ai parlamentari di FI che avrebbe ‘riallacciato’ i rapporti con il presidente russo, il quale gli avrebbe inviato in dono, in occasione dell’ultimo compleanno, una cassa del noto distillato, accompagnata da una ‘dolce lettera’ (parole dell’ex premier).
Intanto questo suo coming out è un azzardo che di questi tempi potrebbe costargli, dato che la Commissione Europea ha già reso noto un intervento al riguardo, trattandosi di prodotti russi suscettibili di sanzioni. Berlusconi è stato invitato a ‘restituire’ il regalo di compleanno, per una questione di ‘accomplishment’ alle direttive dell’Unione.
L’amicizia con Putin non sarebbe certo vietata, ma questi non sono tempi normali, il mondo è in ostaggio di questo inquietante personaggio che respinge con forza l’idea di perdere il ruolo di invincibile sul campo ucraino, dove ogni paradosso e crimine hanno trovato indegno spazio. Non ci sarebbe nulla di equivoco in quest’amicizia, ma le ambiguità che si è portata dietro negli anni sono tante, e si parte da lontano, quasi vent’anni or sono..
Il 14 Novembre 2006, Paolo Scaroni, Amministratore Delegato di Eni, e Alexey Miller, Amministratore Delegato di Gazprom, firmarono a Mosca un accordo strategico tra le due società. L’accordo stabiliva la creazione di un’alleanza internazionale, tale da consentire a Eni e Gazprom di realizzare progetti comuni.
Di per sé le due società agivano secondo gli interessi degli Stati che rappresentavano, ma trattandosi di due colossi, la politica mirava a condizionarne l’operato.
Non altrettanto entusiasti dell’accordo erano gli americani, che non approvavano questo forte legame nel settore energetico. E infatti l’allora ambasciatore a Roma, Spogli, affermava in merito:
“Le forniture energetiche possono compromettere la sicurezza dell’Italia”
A Washington consideravano anomalo il rapporto personale tra il premier italiano e quello russo (Berlusconi e Putin):
“Affaristi più che statisti, hanno trasformato la politica estera in un business, e le aziende di Stato vengono piegate ai loro fini”. E’ l’essenza che viene espressa da uno dei massimi esperti di politica energetica al Dipartimento di Stato americano.
Si riteneva discutibile la spregiudicatezza dei due premier. Il rapporto dell’ambasciatore americano a Roma, ben circostanziato, fu classificato ‘segreto’, con titolo: “Italia-Russia, la relazione vista da Roma”.
E’ giusto precisare che ne conosciamo il contenuto grazie ai documenti divulgati da WikiLeaks.
Secondo Spogli, Eni e Gazprom vengono manipolate dai due capi di governo. L’ambasciatore fa riferimento a fonti vicine al governo italiano, piuttosto legate al premier, ma anche ad oppositori politici.
Così scriveva al riguardo:
“Questi esponenti politici sono persuasi che Berlusconi e altri personaggi a lui vicino, traggano cospicui profitti personali dai contratti di fornitura (soprattutto gas) tra Italia e Russia”. Nel suo resoconto Spogli cita anche l’ambasciatore georgiano a Roma, e riferisce:
“Il suo governo ritiene che Putin abbia promesso a Berlusconi una percentuale dei profitti (sui gasdotti) gestiti da Gazprom in coordinamento con l’Eni”. Gas e provvigioni d’oro, già dai primi anni del duemila.
L’allusione è alle reti North Stream e South Stream, condotte che trasportano gas russo verso l’Europa occidentale e meridionale. Entrambi i progetti furono allora considerati insidiosi dagli americani, che li dipingevano già circa vent’anni fa come un cappio al collo dell’Europa.
Il lungo e acuto occhio dell’aquila americana, col senno di poi si è rivelato una drammatica premonizione, vista l’attuale crisi energetica in cui versa l’Europa a causa dei ricatti del Cremlino.
Da mesi ormai è chiaro che Putin ha preso di mira il settore energetico dell’Ue, fino alla scorsa primavera strettamente dipendente dalle forniture di gas russo, scatenando come ritorsione alle sanzioni, una crisi economica in questo ambito senza precedenti.
Proprio perché le fonti di energia sono il tallone d’Achille dei Paesi Ue, e il Cremlino contava e conta molto sugli effetti dei suoi ricatti. L’entourage di Mosca ha esatto ‘accondiscendenza’ dagli europei in merito ‘all’operazione speciale in Ucraina’, e conta ancora sulle amicizie in Europa.
Putin esigeva forse complicità, endorsement, per tutti i crimini commessi dal suo esercito sul popolo ucraino? Forse, certo la matematica non deve essere il suo forte, dato che ha sbagliato solennemente i conti sui suoi progetti.
E però impressiona sentire Berlusconi che in una trasmissione televisiva così sostiene riguardo all’invasione dell’Ucraina: “Putin intendeva risolvere la questione Ucraina nel volgere di una settimana, puntando su Kiev, spazzando via Zelensky e il suo governo, e instaurandone un altro ‘perbene’, gradito al Cremlino…”
Tradotto, a fatica, significa che l’operato di Putin è stato legittimo, che l’Ucraina non è uno Stato sovrano, e per finire tutto ciò che è accaduto deve essere accettato senza battere ciglio. Cos’altro? E’ sconcertante, ma le esternazioni scioccanti dell’ex premier italiano, non finivano nella trasmissione di Vespa.
Le dichiarazioni sul tenore dell’amicizia con Putin sono state sottolineate due giorni fa nel corso di un confronto con i parlamentari di FI, dove Berlusconi ha osannato l’amico e il loro rapporto, confidando ai suoi di avere ricevuto per l’ultimo compleanno un gradito regalo, poi diventato alquanto ‘ingombrante’, in quanto viola le sanzioni sugli scambi commerciali, destinate quindi all’import ed export tra Europa e Russia.
Bisogna dire che il Cavaliere fornisce sempre argomenti di rilievo per restare alla ribalta, e l’amicizia con lo zar è certamente uno di questi. Il problema è che nonostante i 40 anni suonati di politica è ancora un ingenuo come pochi.
Mentre non lo è di certo l’amico, molto più avveduto e in grado di sfruttare in questo momento ogni ‘legante’ politico a suo vantaggio. Ora Putin, con il continuo tentativo di sopraffare sul campo l’esercito ucraino ha sfiorato la linea rossa della vulnerabilità, non solo economica, ma anche militare.
C’è malessere sullo scacchiere internazionale, a causa dell’isolamento in cui ha trascinato la Federazione Russa. E non solo: c’è il discredito in termini politici a causa del regime oppressivo estremo che ha instaurato in Russia, per evitare di essere messo fuori gioco aggredisce tutti, in primis il suo popolo, costretto a reprimere il dissenso con la minaccia della ‘tagliola’, di lunghi anni di carcere.
Un leader che si è costruito intorno un girone infernale coglie ogni opportunità per farsi largo, pur essendo consapevole che le lusinghe alle amicizie influenti non basteranno a salvarlo.