COPPA DEL MONDO 2022 I DIRITTI NON SI SONO QUALIFICATI

DI ALFREDO FACCHINI
Alfredo Facchini
A poche ore dal fischio d’inizio dei Mondiali di calcio, allo stadio “Al-Khor” in Qatar, sui media s’infiamma il dibattito sull’opportunità o meno di guardare la competizione più controversa della storia, dopo “Argentina 78”. Le questioni in ballo sono scottanti: a partire dalla strage di lavoratori che hanno perso la vita durante la costruzione di stadi e infrastrutture, fino alla questione della violazione dei diritti “LGBTQ+”, senza, infine, contare i sospetti di frode e corruzione nell’acquisto di voti nel 2010, quando il Qatar ha ottenuto il diritto di organizzare la “Coppa del Mondo”. Tra il 2012 e il 2014, quando è iniziato il processo di costruzione delle infrastrutture per la “Coppa del Mondo 2022”, tutti quelli che conoscevano il Qatar lanciarono l’allarme.
Senza una riforma delle leggi sul lavoro i diritti dei lavoratori stranieri assunti nei cantieri verranno calpestati. E così è stato: turni insostenibili e paghe da fame. Ma c’è di peggio. Gli operai che negli ultimi dieci anni hanno perso la vita lavorando nella costruzione dei sei nuovi stadi (sono 8 in totale) – secondo un’inchiesta del “Guardian” – sono stati 6500. Una cifra abnorme, ma per molti addirittura sottodimensionata. Si tratta in massima parte di manodopera reclutata in India, Bangladesh, Pakistan, Sri Lanka e Nepal. Il tema dei diritti è un altro capo d’accusa. Colossale. Sul nostro pianeta ci sono 69 paesi in cui l’omosessualità è del tutto vietata, 11 dei quali possono applicare la pena di morte. Il Qatar è uno di quei 69 paesi in cui le relazioni tra persone dello stesso sesso sono assolutamente vietate e possono portare a una detenzione di 7 anni.
L’emiro al potere, Tamim bin Hamad Al Thani, ha avvertito: “ci aspettiamo che le persone rispettino la nostra cultura”. Chi è entrato a gamba tesa è invece l’ambasciatore dei Mondiali, Khalid Salman: “In Qatar l’omosessualità è proibita, è un danno mentale”. L’emirato ha trovato un alleato nel governo britannico, poiché il ministro degli esteri, James Cleverly, ha chiesto alle comunità “LGBTQ+”di essere “rispettosi della nazione ospitante”. La Federcalcio inglese ha incontrato mogli e partner dei calciatori della nazionale e ha chiarito le regole da seguire: niente abiti succinti e pubbliche effusioni, se si vogliono evitare multe fino a 6.000 euro e il carcere fino a un anno. Tra le cose che non saranno consentite ci sono: bere alcolici o imprecare in pubblico, ascoltare musica ad alto volume, cantare, gridare o agire in modo inappropriato durante i momenti di preghiera. La “FIFA”, il governo del calcio, ha scritto alle 32 nazionali che giocheranno in Qatar sollecitandole a lasciare da parte le questioni relative ai diritti umani: “Pensate al calcio e lasciate fuori le idee”.
Ma i capitani di Inghilterra, Germania, Olanda e Francia hanno già comunicato che indosseranno una fascia al braccio su cui sarà presente il disegno della campagna “One Love”, che ricorda la bandiera arcobaleno simbolo della lotta “LGBTQ+”. “Diritti umani per tutti”. E’ questa la scritta che la nazionale della Danimarca voleva indossare durante gli allentamenti. Ma l’organizzazione mondiale del calcio ha detto no. Un’altra forma di protesta arriva dalle città francesi. Da Parigi a Marsiglia, da Lille a Bordeauex: niente maxischermi, niente fan-zone, niente adunate nelle piazze per seguire il torneo. E da noi, a parte qualche curva? Quello in Qatar è anche il mondiale più strampalato di sempre. Si gioca nell’inverno europeo, non era mai successo. E sul torneo, comprato dodici anni fa dagli emiri, incombe come un macigno il sospetto della corruzione. Perché assegnare una rassegna di questa portata ad un micro-stato, senza tradizione calcistica, se non per il vile denaro?
Il “Qatar Investment Authority”, da 450 miliardi di dollari e presieduto dalla famiglia Al Thani, che regna nel Paese dal 1850, ha voluto fortemente i mondiali per presentarsi agli occhi del mondo in grandissimo stile, almeno, per un mese intero. E non ha badato a spese. Si stima che lo Stato abbia investito 220 miliardi dollari. Nel 2010 il Qatar ha conquistato il diritto di ospitare la “Coppa del Mondo” battendo le offerte di Stati Uniti, Corea del Sud, Giappone e Australia. All’epoca, l’allora presidente della Fifa, Sepp Blatter, sostenne l’offerta, ora dice che è stato un “errore” assegnare la coppa al Qatar. Più della metà delle persone coinvolte nelle votazioni per i Mondiali 2018 e 2022, compreso Blatter, sono state accusate di illeciti e molti di loro sono stati radiati.
C’era una volta il calcio.