TANGENTI, LA PUNTA DELL’ICEBERG

DI PAOLO DI MIZIO

 

Tangenti, la punta dell’iceberg.

Caro Di Mizio,
Tanto scandalo per i soldi del Qatar a un pugno di corrotti. Ma noi italiani di che ci meravigliamo? Conosciamo il sistema delle tangenti da decenni.
Elisa Concetti
Gentile lettrice,
in parte ciò che lei dice è vero, dato che per ora il grosso del meccanismo tangentizio sembra aver ruotato attorno a soggetti italiani. Tanto più che in Italia abbiamo un segretario di partito che incassa soldi alla luce del sole da un Paese straniero, operazione che non è fuorilegge perché in materia manca una legge.
Però le faccio notare che il caso Ue esce dai consueti binari “commerciali”: io do un appalto a te, tu dai una mazzetta a me. In ballo non c’è l’appalto per le pulizie degli uffici Ue. Questa storia gira a livello di Stati.
Sembra appurato che almeno due Paesi, Qatar e Marocco, abbiano pagato milioni per corrompere: lo hanno fatto solo per curare la loro reputazione? O per venderci qualcosa? Ora che il Qatar minaccia di tagliarci il suo costoso gas, qualcuno si chiederà se la rottura con la Russia, al di là delle mistificazioni retoriche, sia stata frutto di stupidità o di corruzione? Mosca ci dava energia a prezzi bassi e in modo affidabile. I sospetti sono giganteschi. Chi ci assicura che non siano intercorse altre compravendite da parte di Stati o colossi multinazionali o banche d’affari? Il pensiero corre ai fiumi di miliardi connessi alle vendite di armi e di vaccini.
Infine, la corruzione non è solo italiana. Ai tempi di Mani pulite un imprenditore tedesco mi disse: “Se capisco bene, in Italia le tangenti si pagano prima di prendere gli appalti. In Germania si pagano dopo”. Forse l’Italian job è un European job.

Di Paolo Di Mizio, da La Notizia diretto da Gaetano Pedullà