UN’AMICIZIA CHE SCONFISSE ANCHE LA DISCRIMINAZIONE

DI ENZO PALIOTTI

 

 

Quando lo sport unisce a dispetto di ogni discriminazione.

Dopo la visione del film “Race – Il colore della vittoria”, ovvero la storia di Jesse Owens alle Olimpiadi di Berlino del 1936. Penso che dopo ben 87 anni che si sente parlare di nuovo, con rinnovata insistenza di “razze” di difesa di confini minacciati da disperati in cerca di una vita vivibile, lontani da guerre e fame come minacce per chi li deve accogliere, si rafforza in me la convinzione che da allora poco o niente sia cambiato.

Questa storia è dedicata proprio a chi nasconde i propri “sentimenti razzisti”, dietro ad un ventilato amore di patria, ad una difesa contro chi, secondo i loro principi distorti, mina il tessuto civile di tutte le democrazie, togliendo risorse, e lavoro, destinati alla propria popolazione.

La storia in questione è basata sull’amicizia tra due atleti, uniti dalla passione sportiva ma divisi dalle politiche razziali che facevano parte dei programmi governativi di alcuni stati governati da feroci dittatori, politiche razziali che venivano però professate anche da stati cosiddetti democratici, applicando una discriminazione che niente aveva di differente dagli stati tirannici, cosa che purtroppo avviene ancora oggi.

Protagonisti l’afroamericano dell’Ohio Jesse Owens ed il tedesco, cittadino del terzo Reich, Luz Long che si sfidarono nelle Olimpiadi di Berlino nel 1936.

Jesse Owens, campione di colore di atletica leggera, capace di vincere, in quella edizione delle Olimpiadi ben quattro medaglie d’oro: nei 100 metri piani, nei 200 metri, nel salto in lungo, e nella staffetta 4×100. Tutto questo sotto gli occhi indispettiti di Adolf Hitler che contava molto sui suoi campioni “ariani”, tra i quali Luz Long, per confermare la supremazia della “razza” ariana.

Owens e Long si sfidarono sulla pedana del salto in lungo. Quel che accadde suggellò l’amicizia tra i due, amicizia che durò nel tempo. Owens, nei salti preliminari aveva saltato con due nulli ed al terzo tentativo Long gli suggerì di staccare molto prima della riga bianca per evitare il terzo nullo e l’eliminazione. Owens lo stette a sentire e si qualificò per la finale, che vinse poi saltando m. 8,06.

I due divennero amici e questo non piacque né ai rappresentanti degli USA ma ancora di meno ai tedeschi che, per ripicca, allo scoppio della guerra arruolarono Luz Long nell’esercito del terzo Reich. Long e Owens rimasero in contatti scrivendosi spesso. L’atleta tedesco morì durante la difesa dei tedeschi nello sbarco degli Americani in Sicilia. Jesse Owens incontrò diverse volte la moglie del campione tedesco per continuare a mantenere i rapporti e l’amicizia fino alla sua morte, avvenuta nel 1980. Un’amicizia che andò oltre la politica, oltre le discriminazioni razziali pagando poi un tributo molto pesante. Tributo che Long pagò con la morte ed Owens con la discriminazione che regnava anche negli USA, non differente da quella subita in Germania. Discriminazione che ancora oggi si manifesta negli USA.

Questa storia dimostra quanto sia importante abbattere le barriere che una certa categoria di uomini innalza in nome di una superiorità falsa, inspiegabile, inaccettabile, tutti principi che si basano sull’odio verso ogni genere di diversità.

In questa storia l’amicizia vince il male, male che da allora non si è ancora riusciti a sconfiggere, anche nelle democrazie che si ritengono civili dove il male della discriminazione si nasconde dietro ad un perbenismo, ad una ipotetica e ipocrita difesa del proprio territorio.