SELFIE

DI ALFREDO FACCHINI

Alfredo Facchini

 

In queste ore è spuntato un selfie di Matteo Messina Denaro, sorridente accanto ad con un operatore sanitario de “La Maddalena”, la struttura palermitana in cui era in cura.

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Clamoroso e singolare, si fa per dire. Come è possibile che il latitante più ricercato d’Italia abbia deciso di scattarsi una foto con un operatore sanitario?
C’è di più: Matteo Messina  Denaro, contravvenendo ad ogni elementare regola sull’anonimato, aveva addirittura dato il suo numero di cellulare ad alcune pazienti con le quali condivideva la chemioterapia e con le quali si scambiava dei messaggi.
Insomma, evaporate le bollicine dello champagne stappato dalla “papessa nera” che si è subito intestata il merito della cattura, è il momento degli interrogativi.
Giuseppe Di Lello, per anni nel pool antimafia di Antonino Caponnetto con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, osserva su “Il Manifesto”: <<Ci hanno raccontato per anni che Messina Denaro aveva chissà quali protezioni planetarie, e poi ieri non c’era neanche un guardaspalle per controllare che la clinica non fosse presidiata>>.
Altra domanda. Chi è quella <<fetta di borghesia siciliana>> che avrebbe aiutato il boss, di cui ha parlato il procuratore De Lucia ieri davanti ai giornalisti?
È accettabile ascoltare ancora dopo 30 anni queste formulazioni così aleatorie? Mai un nome e cognome.
Poi ci sono tutte le perplessità di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, uno dei giudici uccisi da “cosa nostra”: <<c’è purtoppo anche il sentore il sospetto che dietro questa cattura ci sia ancora una volta una tratativa, un patto tra stato e mafia, che in qualche maniera Matteo Messina Denaro non sia stato preso ma si sia consegnato, a causa delle condizioni di salute e dietro qualche contropartita>>.
E ancora: << Non vorrei che questa contropartita fosse l’abolizione dell’ergastolo ostativo, e che vedere Messina Denaro finalmente in carcere possa significare tra qualche anno, se non prima, la liberazione dei fratelli Graviano dall’ergastolo, anche senza avere collaborato con la giustizia>>.
Per chiudere: ma la destra che sta gongolando per l’arresto di Matteo Messina Denaro è la stessa destra che definiva Marcello Dell’Utri un galantuomo? È la stessa destra di Mangano “stalliere” di Arcore?
È la stessa destra che aveva tra le sue fila l’ex sottosegretario agli Interni, D’ali, Forza Italia, condannato in via definitiva per aver “contribuito al sostegno e al rafforzamento di cosa nostra”. È sempre la stessa destra che a Palermo, alla vigilia del primo turno delle amministrative che hanno consegnato la città al candidato di centrodestra Lagalla, è stato arrestato Francesco Lombardo, candidato nelle liste di “FdI”, accusato di voto di scambio con un boss mafioso di Brancaccio?
Così, per sapere.