DI PAOLO DI MIZIO
La pace, non la guerra.
Da La Notizia, diretto da Gaetano Pedullà.
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Caro Di Mizio,
I russi godrebbero di una migliore stima se non commettessero tante atrocità in Ucraina.
Mario Livelli
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Gentile lettore,
se i russi non sono innocenti, neppure gli altri lo sono.
Mi attirerò la solita accusa di putiniano, ma ritengo che i russi si siano mossi, per quanto sia possibile in una guerra, coi guanti bianchi. La stessa cosa non hanno fatto gli ucraini, bombardando per 8 anni i civili russofoni del Donbass.
Né l’abbiamo fatta noi, Usa e Nato. Non cito i massacri in Iraq e altrove, dove si tratta di milioni (non migliaia) di morti. Cito solo la Serbia, che nel ’99 bombardammo per 78 giorni: centrali elettriche, stazioni ferroviarie, autobus cittadini, perfino una prigione a Pristina uccidendo 100 tra detenuti e guardie. I russi hanno colpito le infrastrutture ucraine solo dopo 8 mesi di guerra, in ritorsione per l’attentato al ponte in Crimea.
In Serbia ammazzammo più civili in 78 giorni di quanti civili ucraini siano morti in 10 mesi (8.400, secondo Kiev). Se non crede a me, creda al calciatore serbo Siniša Mihajlović, pace all’anima sua: “Bombe su ospedali, scuole, civili: non faceva differenza per gli americani. In Serbia hanno lasciato solo morte e distruzione, ci hanno ridotti a nulla”. Chi accusa i russi di atrocità ma non solleva un sopracciglio per le bestialità della Nato, è un ipocrita.
Concludo citando lo storico israeliano Ilan Pappé: “Gli Usa violano regolarmente la legalità internazionale. L’occupazione di un Paese per finalità politiche non è un concetto inventato da Putin: è uno strumento introdotto e giustificato dall’Occidente”.
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L’unica via innocente, mi creda, è quella della pace, non della guerra.
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Da “La Notizia” –

direttore Gaetano Pedullà